La risata evolutiva
Quando si solletica un giovane orango, ci fa un’analoga smorfia piacevole e produce un rumore di soddisfazione, e, secondo Martin, i suoi occhi divengono nello stesso tempo più brillanti. Appena cessa questo riso, si vede passargli sulla faccia un’espressione, che, da un’osservazione di Wallace, può paragonarsi a un sorriso. Io ho notato qualche cosa di analogo nel chimpanzè.
Il dottor Duchenne – nè potrei citare autorità migliore – mi narrò d’aver conservato per un anno in sua casa una scimia perfettamente addomesticata; quando, al momento del pasto, ei le dava qualche leccornìa, vedea leggermente elevarsi gli angoli della bocca di lei, ed allora distingueva assai nettamente sulla faccia di questo animale una espressione di compiacenza simigliante ad un abbozzo di sorriso e che richiamava quel che di spesso si osserva sul volto dell’uomo.
– Charles Darwin, L’ espressione dei sentimenti nell’uomo e negli animali
Non è detto che ogni comportamento abbia una origine meramente evolutiva. In certi casi i nostri comportamenti sono il risultato collaterale dell’incremento della comprensione dovuto all’estensione della neocorteccia cerebrale nella nostra specie. Quando un sistema cognitivo diventa abbastanza complesso, come è accaduto alla nostra specie, esso è in grado, per così dire, di elevarsi al di sopra della semplice utilità nella lotta per la sopravvivenza (selezione naturale) o nella conquista del partner (selezione sessuale). La Volta della Capella Sistina non ha, di per sé, una spiegazione evolutiva. Non è utile né per la sopravvivenza né per la riproduzione del suo autore (il quale, peraltro, aveva simpatie per il suo stesso sesso e non ebbe mai figli). Tuttavia è quasi sempre possibile ripercorrere a ritroso l’evoluzione e cercare di capire perché una certa classe di comportamenti (non il singolo comportamento dell’uomo odierno ma i suoi corrispondenti primitivi), ha avuto successo nella selezione naturale. Continua a leggere…

















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