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Il perverso mondo del software proprietario

Ecco come può ridurvi il software proprietario ;) (volevo dire in catene, che avevate capito?)

Ecco come può ridurvi il software proprietario😉

Come funziona il mercato del software proprietario?

Diciamo che io spendo 10.000 euro per produrre un certo programma. Se lo vendo a 100 euro a copia, con 100 copie sono andato in pareggio. 100 copie nel mondo non è difficile venderle. Diciamo però che ci voglio guadagnare, anche per 5 volte. Dovrò venderne 500 copie. Ancora una volta 500 copie è un numero abbastanza piccolo in un mercato mondiale.

Ma io non mi accontento e così impongo delle chiavi di attivazione, dei meccanismi anticopia. Tutto ciò ha un costo e se deve essere efficace probabilmente spenderò altri soldi per progettare sistemi sempre più sicuri. Così il costo del software sale da 10mila a 20mila euro. Per guadagnare dovrò quindi vendere più copie, ma per vendere più copie dovrò inventarmi ancora qualche stratagemma.

Se il mio programma ha avuto un certo successo, posso ad esempio chiudere il formato di salvataggio, così che chi vuole interagire con gli utenti del mio programma dovrà anche lui comprarlo. Questa “chiusura” ha di per sè un costo perché, invece di salvare i dati con formati noti, dovrò pagare qualcuno per architettare un formato strano e incomprensibile. E il costo del mio software sale, da 20 a 25mila euro.
Ma ancora non basta perché qualcuno potrebbe fare il reverse engineering del formato e fregarmi. Così pago qualcuno per inventarsi una cosa chiamata criptazione. Ma attenzione: non potrò usare una criptazione normale, già nota, ma una nuova. E dovrò pagare qualcuno. Questo è un lavoro molto complesso e probabilmente mi costerà almeno quanto il programma stesso, se non di più. Quindi da 25 passo  a 35mila euro.
Ma non basta ancora. Per rendere davvero efficace la criptazione, ho bisogno di dispositivi hardware che stabiliscano senza equivoci se il programma è originale o meno. Arrivo così al Trusted Computing. Le vecchie chiavette hardwave, infatti, non bastano più al giorno d’oggi. Progettare i dispositivi per il Trusted Computing costa moltissimo. Convincere i produttori hardware a installarli su tutti i pc, anche. E il pc lievita un poco di prezzo. Così il mio programma, alla fine, costa 50mila euro.
Ma ancora non è finita. In fondo qualcuno potrebbe riuscire ad aggirare tutte le protezioni (come accade con l’hackintosh) e fregarmi. Così convinco i governi a rendere reato la copia abusiva, l’aggiramento delle protezioni, ecc.
Per farlo spendo 1milione di euro in una massacrante campagna stampa contro la “pirateria”. Così, alla fine, il mio programma mi costa 1milione e 50mila euro.

Ma ancora non basta. Qualcuno si inventa l’idea che i formati dovrebbero essere aperti e registra un bellissimo formato alternativo al mio presso l’ISO.
Così sono costretto a inseguire il concorrente e inventarmi un nuovo formato finto-aperto. L’ISO non vuole registrarlo, ma io convinco i miei partner ad iscriversi all’ISO, pagando loro la quota di iscrizione, per farli votare. Spendo 1milione di euro per farlo e così il costo del mio programma sale a 2milioni e 50mila euro.
Ma non finisce qui. Il programma devo pur venderlo e siccome è un po’ pericoloso farlo scaricare da Internet ma soprattutto devo farmi tanta pubblicità, devo mettere in piedi una rete commerciale imponente. Questa rete dovrà vendere almeno 2.050.000/100=20.500 copie del programma solo per andare in pareggio! Ma la rete e la pubblicità di per sé costano. Diciamo che spendo 1milione di euro per implementarla. Allora dovrò vendere 30.500 copie!
Qual è il rapporto tra il costo originario e quello finale? Siamo passati da 10.000 a 3milioni. Quindi 3.000.000/10.000=300 volte tanto! Il tutto non per aggiungere funzioni utili al programma ma per blindarlo. Dai 100 euro di costo finale al consumatore, solo 1/300 rappresenta lo stipendio dei programmatori! E solo, ripeto, per andare in pareggio.
Il tutto danneggiando gli utenti che avranno computer con chip strani, saranno bombardati di pubblicità, controllati dalla polizia (il che ha un costo per tutti i cittadini…)

Così funziona il modello di business del software proprietario. Non vi pare un po’ perverso?

  1. 20 luglio 2008 alle 10:19

    Parole sante.

    Ma anche se non hai fatto nomi, forse si capisce di chi stai parlando…….

  2. 20 luglio 2008 alle 12:11

    Riassunto: voglio vendere di più, pago trecento volte di più il mio programma e così DEVO vendere di più per arrivare in pareggio, quando se avessi voluto accontentarmi avrei guadagnato molto di più con molte meno copie vendute. Ragionamento corretto?

  3. markon
    20 luglio 2008 alle 12:22

    Uhm…
    E’ davvero esplicito questo articolo.

    Ti racconto una mia vicenda accaduta alcuni giorni fa.
    Sto studiando un linguaggio di programmazione, il C++, che tutti si apprestano a dire “il linguaggio perfetto per Windows”.

    Allora dico “ma va, allora installo windows”.
    Lo installo (su un hard disk vecchio, che attacco e stacco solo quando mi serve) e questo già mi snerva.
    Leggo poi che per Windows è preferibile usare compilatori come Borland c++ e/o Visual C++. Penso “vabè, si sa che se si vuole sviluppare su Windows si devono accettare programmi non open” (anche se c’è “codeblocks” che ti installa anche gcc, ma non voglio dilungarmi).
    Ciò che mi ha fatto passare la voglia di studiarmi il C++ su Windows però è stato questo:

    http://www.codegear.com/about/legal

    il sito da cui ho scaricato Turbo C++. Perchè? Leggete un po’ la licenza e leggete in fondo (“Export Control Laws”).
    Non posso riportare il testo perchè la licenza vieta anche questo.

    Ho deciso dunque di studiare il C++ sulla mia amata Debian e via al mondo closed.

    Ma vi rendete conto a cosa è soggetto uno sviluppatore che decide di sviluppare un programma closed?
    Ecco dunque i vantaggi del mondo open: mi sveglio, mi viene un’idea geniale, comincio a progettarla, la sviluppo, rilascio il programma su un sito (come sourceforge, codegoogle, e quant’altro..) e se qualcuno trova errori nel mio codice può correggerli.
    L’unico svantaggio potrebbe essere quello di non ricevere denaro, ma a lungo andare neanche questo: se il progetto è valido si ricevono le donazioni! E se è un grosso progetto si può aprire un’azienda di supporto (vedi Ubuntu, PostgreSQL, Python….).
    Le chance sono parecchie.
    Promuoviamo lo sviluppo dell’open source, che chissà quali casini ci stanno dietro ai grossi programmi closed.

  4. 20 luglio 2008 alle 14:11

    Caspita, impressionante quella licenza.
    Consiglio di leggere il libro di naomi klain “no logo” , che spiega come oramai non ci sia più bisogno di vendere un prodotto, dato che quello che vende è il logo, il marchio.

  5. 21 luglio 2008 alle 9:27

    Sostituisci criptazione con cifratura, criptazione è alquanto arcaico.

    @markon
    non è così rara quella clausola, anzi..c’è praticamente sempre..(es. prova a installare Opera e stai attento ai messaggi che compaiono) Per nostra fortuna l’Italia non è ancora ai livelli USA o simili in quanto a licenze software, quindi non te ne devi preoccupare (per ora).

  6. 21 luglio 2008 alle 10:16

    Se uno ci pensa è davvero assurdo … ma purtroppo è così che funziona😦

    Hai dimenticato i costi di eventuali processi se si vanno a violare determinate regole e simili (e chissà a chi stò pensando … )

  7. guiodic
    21 luglio 2008 alle 11:11
  8. SimPE94
    21 luglio 2008 alle 12:15

    @markon
    Anch’io ho sentito dire un sacco di volte che window$ è il sistema operativo del c++. Ma credimi, non c’è nulla da perdere programmando in c++ su GNU/Linux (come faccio io). Con un ottimo IDE come Codeblocks, del quale mi ha stupito la varietà di templates che offre dalla prima installazione, puoi andare sicuro e dimenticare window$. ;-D

  9. SimPE94
    21 luglio 2008 alle 12:16

    @Guiodic
    Quasi dimenticavo… complimenti per lìintestazione ;D

  10. 21 luglio 2008 alle 15:10

    @SimPE94:

    Linux è un sistema operativo maturo, figurati se non si riescono a fare cose con il C++.
    Grazie comunque del consiglio😉

  11. guiodic
    21 luglio 2008 alle 18:04

    tra l’altro l’unico IDE per c++ open presente su windows è dev-c++ che usa gcc/g++ come compilatore🙂

  12. 21 luglio 2008 alle 22:11

    @guiodic:
    c’è anche codeblock che è davvero ottimo😉

  13. SimPE94
    25 luglio 2008 alle 23:01

    Oh, ma guiodic lo conosce bene codeblocks, l’ho conosciuto proprio grazie a lui.🙂

  14. 28 luglio 2008 alle 12:17

    Ok…se Windows ed Apple riducono tutte le ragazze, cesse e non, del mondo in questo modo, allora W il Software PROPRIETARIOOOOOOO!!!!

  15. streetcross
    4 agosto 2008 alle 14:51

    ah e pensare che zio bill ha iniziato la sua fortuna instascando un dollaro per ogni ibm venduto con sopra il suo os…ed è diventato ricco così, poi non ha fatto altro che complicarsi la vita…povero zio🙂
    ps W l’open

  16. bubba
    9 ottobre 2008 alle 16:22

    >ah e pensare che zio bill ha iniziato la sua fortuna instascando un >dollaro per ogni ibm venduto con sopra il suo os…
    se pensiamo poi che NON ERA neanche suo quell’os.. ma solo la copia di una copia del CP/M ..

  17. TheTuxer
    4 novembre 2008 alle 1:13

    Già parecchio perverso…
    Ottimo blog, complimenti;-)

  18. 19 agosto 2014 alle 2:26

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