Home > Condivisione della conoscenza, Riflessioni > In arrivo l’11 settembre di Internet?

In arrivo l’11 settembre di Internet?

Ricevo dalla mailing list di Frontiere Digitali questo inquietante articolo. Sono sempre scettico sui “complotti” e quindi non l’avrei pubblicato se non fosse che rivela quanto detto da uno dei più noti intellettuali del cyberspazio, l’inventore dei Creative Commons Lawrence Lessig, che non è un matto.

Il bavaglio su internet aspetta solo un grande pretesto
Sono emerse delle rivelazioni stupefacenti in relazione ad alcuni attuali piani governativi che intendono mettere mano al funzionamento di internet per applicare restrizioni e controlli molto più estesi sul web. Il professor Lawrence Lessig, un autorevole giurista della Stanford University, nel rivolgersi al pubblico che quest’anno presenziava alla conferenza Brainstorm Tech – organizzata da Fortune a Half Moon Bay, in California – ha dichiarato che «sta per accadere una specie di ‘11 settembre di internet’», un evento che catalizzerà una radicale modifica delle norme che regolano la Rete.
Lessig ha anche rivelato di aver appreso nel corso di un pranzo con l’ex “Zar” governativo del controterrorismo, Richard Clarke, che c’è già un ‘cyber-equivalente’ del Patriot Act, una sorta di ‘Patriot Act per la Rete’, mentre il Dipartimento della Giustizia è in attesa di un evento cyber-terroristico per poterne applicare le norme.

di Steve Watson – da Infowars.net – Traduzione di Pino Cabras da megachip.info del 08/08/08

Durante una sessione di un gruppo di discussione, intitolata “2018: Vita sulla Rete”, Lessig ha dichiarato:

«Sta per accadere una specie di ‘11 settembre di internet’ (“an i-9/11 event” nell’originale, NdT). Il che non significa necessariamente un attacco di al-Qā‘ida, bensì un evento in cui l’instabilità o l’insicurezza di internet diventi manifesta durante un fatto doloso che poi ispira al governo una reazione. Dovete ricordarvi che dopo l’11 settembre il governo ha predisposto il Patriot Act in appena 20 giorni e lo ha fatto approvare».

«Il Patriot Act è bel mattone e ricordo qualcuno che chiedeva a un funzionario del Dipartimento della Giustizia come avessero fatto a scrivere un cosi vasto corpus giuridico in così poco tempo, e ovviamente la risposta fu che esso se ne era stato buono buono dentro i cassetti ministeriali per tutti gli ultimi 20 anni, in attesa di un evento che lo avrebbe fatto tirar fuori di lì.»

«Naturalmente il Patriot Act è pieno di ogni sorta di follia su come i diritti civili vengono protetti, o non protetti in questo caso. Perciò mentre pranzavo assieme a Richard Clarke gli ho chiesto se ci fosse un equivalente, se c’era per caso un ‘Patriot Act per la Rete’ dentro qualche cassetto, in attesa di un qualunque considerevole evento da usare come pretesto per cambiare radicalmente il modo in cui funziona internet. Disse: “Naturalmente sì”».

Lessig è il fondatore del Center for Internet and Society alla Stanford Law School. È membro fondatore di Creative Commons, fa parte del consiglio di amministrazione della Electronic Frontier Foundation nonché del Software Freedom Law Center.

È ancora più noto quale proponente di riduzioni nelle restrizioni legali nei confronti dei diritti d’autore, dei marchi e dello spettro delle frequenze radio, specie nelle applicazioni tecnologiche.

Questi non sono dunque i vaneggiamenti di un qualche smanettone paranoico.

Il Patriot Act, così come il meno conosciuto provvedimento denominato Domestic Security Enhancement Act 2003 (altrimenti noto come Patriot Act II), sono stati universalmente condannati dai difensori dei diritti civili e dai costituzionalisti collocati lungo tutto l’arco delle posizioni politiche. Queste leggi hanno sguarnito i diritti fondamentali e modellato quel che perfino i critici più moderati hanno definito come un “controllo dittatoriale” ceduto al presidente e al governo federale.

Molti credono che la legge fosse una risposta agli attentati dell’11/9, ma la realtà è che il Patriot Act è stato preparato ben prima dell’11/9 e se ne stava in sospeso, pronto per un evento che ne giustificasse l’applicazione.

Nei giorni successivi agli attentati, la legge fu approvata dalla Camera dei Rappresentanti con una maggioranza di 357 a 66. Al Senato fu approvata con 98 voti a favore e un solo voto contrario. Il parlamentare repubblicano texano Ron Paul dichiarò al «Washington Times» che a nessun membro del Congresso fu nemmeno consentito di leggere il provvedimento.

Ora scopriamo che quasi la stessa normativa restrittiva per le libertà è stata già preparata per il cyberspazio.

Un “11 settembre di internet”, così come descritto da Lawrence Lessig, offrirebbe il pretesto perfetto per applicare simili restrizioni in un solo colpo, nonché di offrire la giustificazione per emarginare ed eliminare specifici contenuti e informazioni presenti nel web.

Un tale evento potrebbe presentarsi nella forma di un grande attacco virale, un hacking dei sistemi di sicurezza o dei trasporti ovvero di altri sistemi vitali di una metropoli, o una combinazione di tutte queste cose. Considerando la quantità di domande senza risposta riguardanti l’11/9 e tutti gli indizi sul fatto che fosse un’operazione deviata sotto copertura, non è difficile immaginare un evento simile dispiegarsi nel cyberspazio.

Tuttavia, anche lasciando perdere qualsiasi “11 settembre di internet” o “Patriot Act per la Rete”, c’è già uno sforzo coordinato mirante a circoscrivere il raggio d’azione e l’influenza di internet.

Abbiamo instancabilmente lanciato l’allarme su questo movimento generale teso a restringere, censurare, controllare a alla fine bloccare del tutto internet così come oggi la conosciamo, uccidendo in quel modo le ultime vere vestigia della libertà di parola oggi nel mondo ed eliminando il più grande strumento di comunicazione e informazione mai concepito.

I nostri governi hanno pagine e pagine di norme compilate per mettere le ganasce all’attuale Rete. provvedimenti quali il PRO-IP Act del 2007 /H.R. 4279, inteso a creare uno ‘zar degli IP’ presso il Dipartimento della Giustizia, oppure l’Intellectual Property Enforcement Act of 2007/S. 522, mirante a creare un intera “rete di rafforzamento della proprietà intellettuale”. Non sono che due esempi.

Inoltre, abbiamo già visto in che modo i più grandi siti web privati e i social network si stiano concentrando e convergano per realizzare sistemi onnicomprensivi di identificazione, verifica e accesso che sono stati descritti dal fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, come «l’inizio di un movimento e l’inizio di un’industria.»

Alcune di queste grandi società tecnologiche hanno già unito gli sforzi su progetti quali la Information Card Foundation, che ha proposto la creazione di un sistema di carte d’identità per internet che saranno richieste per entrare in Rete. Naturalmente un tale sistema darebbe a chi lo gestisse la capacità di rintracciare e controllare l’attività degli utenti con molta più efficacia. Questo è solo un esempio.

Non basta. Come abbiamo già raccontato, i più grandi hub dei trasporti, come St. Pancras International, o anche le biblioteche, le grandi imprese, gli ospedali e altre grandi strutture aperte al pubblico che offrono internet wi-fi, stanno mettendo in lista nera i siti web di informazione alternativa rendendoli del tutto inaccessibili ai loro utenti.

Questi precedenti sono semplicemente il primo indicatore di quanto viene pianificato per internet nei prossimi 5-10 anni, con il web ‘tradizionale’ in via di divenire poco più che una vasta banca dati spionistica che cataloga ogni attività delle persone e le bombarda di pubblicità, mentre coloro che si conformano al controllo e alle regole centralizzate saranno liberi di godere del nuovo e velocissimo Internet 2.

Dobbiamo parlar chiaro riguardo a questa spinta irruente che mira ad applicare meccanismi di stretto controllo sul web, e farlo ADESSO prima che sia troppo tardi, prima che la spina dorsale di un internet libero si rompa e il suo corpo diventi in sostanza paralizzato senza rimedio.

  1. 12 agosto 2008 alle 18:48

    Era ovvio che già da anni stessero pianificando una cosa del genere. Già in Italia ogni tanto si cerca di dare un freno a Internet (soprattutto negli ultimissimi anni). E quando i sintomi arrivano in Italia vuol dire che c’è qualcosa sotto.

    Eppure secondo me c’è stato un motivo per cui hanno fatto crescere Internet fino a ciò che è diventata oggi. Non erano mica stupidi: sapevano tutti che Internet avrebbe avuto successo; i governanti non sbagliano mai ciò che vogliono loro.
    Forse il motivo è stato quello di abituarci all’idea di libertà, all’idea di un sistema veloce, rapido, “libero”, che potesse far comunicare tutti nello stesso momento da “casa”.

    Insomma, in questa notizia prevedo una sottile verità: non un 11 Settembre, non avrebbe senso, bensì un qualcosa che vada al contrario di come è accaduto per questi anni piano piano: controllo di siti, etc etc.
    Loro ce l’hanno dato e loro ce lo stanno togliendo. Come hanno fatto con la TV, così vogliono cercare di fare con Internet. Ecco tutto.

    Ciao😉

  2. Hyu
    12 agosto 2008 alle 19:10

    Sono convinto da tempo che internet, anche grazie a sistemi e protocolli proprietari, diventerà sempre più un Big Brother, alla 1984.
    Non condivido la prospettiva dell’attacco informatico: troppi costi e troppi danni.
    Sarà invece la crociata, già inziata, nel nome della Sicurezza, del Diritto D’Autore, del Furto delle Proprietà Intellettuali, che a poco a poco causerà l’approvazione di un sistema di leggi tale da violare completamente i nostri diritti civili. E sono certo che saranno appoggiati in questo dai grandi produttori di software proprietario: Apple e Microsoft.
    Del resto per quanto ne sappiamo il Big Brother può essere già quì, ad esempio: i server di MSN filtrano i messaggi (tant’è che applicano la censura a certi messaggi) prima di reindirizzarli. Chi lo sà cos’altro possono filtrare? Ah già, non lo può sapere nessuno, e alla polizia postale va bene così.

  3. 12 agosto 2008 alle 19:10

    Internet sta conoscendo un’espansione che fa paura ai governanti e che viene parallela a un grave periodo di crisi della nostra società (già prima del 11/9 e del petrolio che sale).
    Purtroppo la limitazione delle libertà e tentativo di controllo sono da sempre stati la “cura” a tutti i mali (vedi i vari regimi): vuoi mettere che se internet fosse per tutti lo strumento efficace di informazione e la maggioranza dei popoli recepisse davvero le informazioni, cosa succederebbe?
    Faccio un esempio: metti che la fine del petrolio sia vera, oppure un argomento che vuoi tu, se si diffondesse la notizia con conseguente presa di coscenza, cosa accadrebbe?? Non si rovescerebbero un bel po’ di governi???
    Internet è libera, nonostante tutto ed è uno sterminato terreno di caccia anche per le multinazionali e aziende varie, dove tutto quello che facciamo è tracciabile, e lascia un’impronta di ciò che siamo, quindi uno strumento meraviglioso di marketing (o quello che cavolo è la pubblicità oggi)..
    Che ne pensi??

  4. 12 agosto 2008 alle 20:18

    [paranoia]
    E ben venga il microchip, come per i cani, saremo tutti schedati con il marchio della bestia.
    [/paranoia]
    Come “orwelliano” non posso che essere concorde con Hyu, la domanda è:
    Come possiamo agire per non fare la fine di Winston Smith?

  5. 13 agosto 2008 alle 1:53

    Voglio sottolineare che non sono un complottista e non credo ai complotti sull’11 settembre richiamati nell’articolo. Ma se Lessig ha davvero detto quelle parole merita molta, molta, molta attenzione.

  6. thek3nger
    13 agosto 2008 alle 10:52

    Ovviamente l’informazione è un arma potentissima. Internet ha costretto a mettersi in discussione parecchi modelli di mercato. Ma soprattutto i governi sanno che il controllo dell’informazione è la più grande arma di consenso.

    Cioè che non è raccontato non esiste.

    Quindi mettere “filtri” alla rete è un piatto sfizioso per molti. La Cina insegna…

  7. claudio88
    13 agosto 2008 alle 11:10

    La Cina insegna anche che al giorno d’oggi se provi a restringe i diritti civili vieni sgamato subito e scoppiano le proteste. Sinceramente non mi convince per nulla che tutto questo piano per internet sia stato svelato e reso pubblico con tanta disinvoltura.
    Poi, se ciò fosse vero, rimane sempre il fatto che i cittadini hanno imparato da tempo (forse i governanti ancora non lo sanno) a tutelare i loro diritti (i mezzi ci sono; ci vuole solo volontà).

  8. telperion
    13 agosto 2008 alle 11:21

    Beh internet è utilissimo, ma non indispensabile per fortuna.
    Se diventa “invivibile” recedere dall’abbonamento e mandare in crisi le compagnie IT credo sia un arma tutt’altro che spuntata.

    Esattamente come non guardare più la tv spazzatura farcita di spot, ultimamente in crollo verticale di ascolti, molto sopravvalutata, ormai ridotta solo a fare programmi per “la macchinetta” (marca auto tedesca + tel).

    I consumatori hanno un potere enorme, se solo lo sapessero..

  9. 13 agosto 2008 alle 11:34

    Interessantissimo questo post. Da psicologo, mi viene da pensare una cosa: le persone (molte persone) hanno ormai sperimentato un modo diverso di vivere le relazioni, di ricevere e distribuire informazioni. Insomma, si è verificato un irrimediabile cambiamento dello stare-nel-mondo. Detto ciò, credo che una restrizione delle possibilità di azione degli utenti del web risulti molto difficile da attuare e incontri probabilmente l’insofferenza di tutte quelle persone che hanno vissuto la libera circolazione di pensieri, opinioni, immagini, video, suoni… menti, parole, cultura… ecc.

  10. Hyu
    13 agosto 2008 alle 14:54

    Riporto dei link a supporto di quanto si espone nel post:
    http://www.rsf.org/article.php3?id_article=27917
    http://www.nardol.org/2008/7/18/the-new-brazilian-internet-surveillance

    Parlano del disegno di legge brasiliano con il quale si potrà applicare un duro controllo sulla rete.

  11. 13 agosto 2008 alle 17:25

    @Tito Sartori:
    in parte è ciò che volevo dire nel mio commento. Purtroppo ci hanno abituati così.
    E’ un bel guaio …

  12. IMHO
    14 agosto 2008 alle 10:48

    a proposito di 11\9, avete visto Zeitgeist ?

    http://pillore.wordpress.com/

  13. 14 agosto 2008 alle 13:36

    @IMHO
    A proposito di Zeitgeist, la prima parte è quantomeno superficiale e contiene parecchie imprecisioni, la seconda è la tesi complottistica sull’11/9, il che è tutto dire, la terza è quella riguardante la Federal Reserve, se vera spiegherebbe molte cose che stanno succedendo, purtroppo non possiedo gli strumenti culturali per valutare serenamente il tutto, certamente è molto intrigante e si sposa bene col titolo del thread.

  14. 16 agosto 2008 alle 1:42

    Spesso mi sono fatto certe paranoie: “internet è troppo bello per durare” Penso che tutta questa libertà dia sicuramente fastidio a qualcuno e quindi non credo che le intuizioni di Lawrence Lessig siano da sottovalutare. Concordo con chi sostiene che non sarà facile mettere il bavaglio alla rete, ma non lo escludo.

  15. IMHO
    16 agosto 2008 alle 9:30

    @PEPPERMINT: A proposito della tesi complottistica sull 11\9, converrai con me che molti fatti\coincidenze\casualità evidenziati nel film sono molto -molto- sospetti e insinuano qualche legittimo dubbio sulla veridicità delle affermazioni dei comunicati ufficiali.

  16. 16 agosto 2008 alle 16:40

    @IHMO
    Paradossalmente la terza parte, se presa per buona, fa comprendere ed accettare le tesi della seconda (11/9) compresi gli avvenimenti di questi giorni nel mondo. Speriamo bene

  17. 16 agosto 2008 alle 19:01

    Io sinceramente ho paura di ‘sto periodo la gente non segue più per niente una linea di logica costruttiva. Questo mi mette l’ansia più di tutto.
    Ho messo tempo fa una frase celebre sul mio blog sulla libertà di espressione:
    “Non condivido ciò che dici, ma farò di tutto affinché tu possa continuarlo a dire!”

  18. 18 agosto 2008 alle 21:09

    Non Lo faranno. Non possono. Altrimenti,scatenano una guerra,una rivolta,che sarà difficile controllare

    modalità indovino off

  19. 19 agosto 2008 alle 11:27

    Può essere che ci sia qualcuno con la volontà di ridurre spazi di libertà. Comunque Internet è una fonte di business per molti, forse per troppi. Cosa succederebbe se le aziende da domani non potessero usare l’email? Calo dello spamming e degli allegati PPS inutili…… ma anche un crollo della produttività. A nessuno, tranne che a qualche folle, conviene che si ritorni al fax.

  20. santasangre
    19 agosto 2008 alle 22:34

    Interessante…..però sulle catene cè sempre da dubitare.Sicuramente è un email che fa riflettere.Secondo me internet è una rivoluzione in se per sè,come si fa a controllarlo,è troppo radicato….Ci sono sotto-reti,le newsletter,il p2p,le chat.Non si possono controllare tutti i contenuti della rete,l’uso che ne se fa.Ci sarà sempre qualcuno che li elude questi controlli.Internet è un prodotto geniale,purtroppo viene usato male.Gran parte degli utenti usa internet per 3 cose principali:Figa,come fare soldi da casa,mp3. Il resto fa da sottofondo.

  21. 21 agosto 2008 alle 16:21

    che limitino la libertà d’informazione con un nuovo 11/09 o in modo più celato e subdolo, un passo alla volta, poco importa
    in ogni caso è inevitabile che internet verrà controllato sempre più, così come parallelamente vengono inaspriti i controlli sui cittadini nel mondo “reale”
    ora è molto difficile prevedere se il controllo di internet potrà mai essere condotto in modo efficace o se rimarranno sempre scappatoie per l’informazione

    è comunque importante diffondere queste notizie e fare capire a un pubblico il più vasto possibile quanto sia fondamentale il diritto all’informazione e che il fine della sicurezza non può giustificare la violazione dei nostri diritti

  22. Alberto
    22 agosto 2008 alle 13:17

    quindi arriveranno a controllarci quando entriamo in rete?

  23. Alareiks
    23 agosto 2008 alle 20:14

    I maiali del ‘Potere’ non si fermeranno mai.
    E’ un pezzo che calpesto questa palla di cacca,
    ed ogni giorno che passa mi sento più oppresso.
    Non invidio ai miei figli i loro vent’anni,
    anzi, ho una gran paura per loro.

  24. Alareiks
    23 agosto 2008 alle 20:23

    @ Peppermint

    Hai scritto:
    ^ E ben venga il microchip, come per i cani, saremo tutti schedati con
    ^ il marchio della bestia.

    Lo siamo già, credimi, anche senza microchip :((

  25. 24 agosto 2008 alle 16:15

    Che siamo schedati non ci piove, il microchip già lo usiamo (lo usano) con la carta di credito, il bancomat, la tessera sanitaria, senza dimenticare il telefonino, la payTV eccetera.
    La mossa orwelliana sarebbe quella di fornire una scheda personale per accedere ad internet con tutte le implicazioni che possiamo immaginare, ma come al solito la mia è sana paranoia…🙂

    (Il marchio della bestia è un riferimento biblico)

  26. 6 settembre 2008 alle 20:49

    “sarebbe quella di fornire una scheda personale per accedere ad internet con tutte le implicazioni che possiamo immaginare” ne dubito fortemente.

    e se succede,quale sarebbe la reazione secondo te?

  27. 6 settembre 2008 alle 23:13

    molti accetterebbero passivamente, pensando che è normale essere identificati online così come accade nella vita reale. In fondo abbiamo le carte di identità… che differenza c’è?
    Questa sarebbe la retorica delle varie SIAE, FIMI, ecc. per prevenire la “pirateria”.

  1. 13 agosto 2008 alle 11:37
  2. 18 agosto 2008 alle 23:40
  3. 19 agosto 2008 alle 11:01
  4. 21 agosto 2008 alle 17:43
  5. 30 gennaio 2009 alle 0:18

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: