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I 5 falsi miti su GNU/Linux che dovresti conoscere

I coccodrilli bianchi esistono, ma nessuno di essi vive nelle fogne di New York

I coccodrilli bianchi esistono, ma nessuno di essi vive nelle fogne di New York

In un post precedente ho demolito analizzato i falsi miti sui virus e GNU/Linux. Ora vediamo altri 5 miti molto diffusi ma altrettanto infondati. Sono legati da un filo conduttore: applicare la logica del software proprietario al software libero, un errore concettuale molto comune. In realtà nel mondo libero le cose funzionano spesso al contrario di come funzionano nel mondo non-libero.

Mito n.1: Ci sono troppe distribuzioni, bisognerebbe unificarle in modo da non disperdere energie preziose

Secondo Wikipedia attualmente esistono oltre 300 distribuzioni di GNU/Linux. Bisogna però distinguere in questo vasto numero diversi gruppi:

1. le distribuzioni principali, come Slackware, Debian, Ubuntu, Red Hat/Fedora, Mandriva, Suse/OpenSuse, Gentoo, che si contano al massimo sulla punta di due mani. Sono distribuzioni a cui lavorano centinaia di sviluppatori e che raccolgono gran parte dell’utenza di GNU/Linux

2. le distribuzioni specializzate e quelle derivate: sono di norma piccole variazioni delle distribuzioni principali e con esse compatibili. Sono indirizzate ad un pubblico particolare e hanno ragione d’essere nella loro specializzazione: ad esempio Ubuntu Studio per i creativi, oppure varie derivazioni di Gentoo usate come software di recupero dati, o ancora Knoppix, la prima Debian su Live CD. Oppure, come nel casi di Mepis o Linux Mint, aggiungono piccoli miglioramenti alla distribuzione da cui derivano, facilitando l’approccio a GNU/Linux.

3. le meteore: mi riferisco a distribuzioni che vanno e vengono, che magari differiscono da quella principale solo per un tema grafico.

Riguardo il gruppo 3, esse sono in gran parte inutili, ma non dannose. Chi le crea, semplicemente lo fa perché non è in grado di apportare miglioramenti significativi, oppure semplicemente perché vuole distribuire agli altri le personalizzazioni apportate sul proprio sistema. Non c’è nulla di male. Pertanto non si disperdono energie preziose, visto che in questi casi non parliamo di sviluppatori. Per il gruppo 2, invece, si può dire che esse portano molta acqua al mulino di quelle del gruppo 1. Non di rado i tool introdotti da queste distribuzioni vengono poi integrati in quelle principali. Anche se ciò non accade, comunque, gli utenti delle distribuzioni principali possono installare sui propri sistemi i programmi aggiuntivi delle distribuzioni “figlie”. Anche qui non si tratta di dispersione di energie, al contrario queste diversificazioni motivano nuovi sviluppatori.

Mito n.2: Troppe distribuzioni confondono gli utenti e rallentano l’adozione di GNU/Linux

E’ vero, semmai, il contrario. Pensiamo ad Ubuntu. Quando è nata è stata etichettata come l’ennesimo e inutile “fork” di Debian. Ma il tempo ha dimostrato che è stata una scelta felice. Ubuntu è una sorta di “Debian facile” e al giorno d’oggi ha superato la propria “mamma” in termini di utenti nell’ambito desktop. Significa che dovremmo unificare Debian e Ubuntu? Neppure per sogno! Debian è ancora la scelta migliore in ambito server, per la sua stabilità e in ambito di sviluppo grazie alla versione Sid. Il suo apporto all’economia del sistema GNU/Linux è fondamentale, ma oggi è affiancata da una sorella, Ubuntu, che ha portato nei fatti Debian al grande pubblico. E questo è un bene: non ha affatto rallentato la crescita di GNU/Linux ma anzi l’ha potentemente accelerata (pensate all’adozione di Ubuntu sui pc Dell).

C’è anche una postilla da fare, riguardo le distribuzioni specializzate. Esistono una miriade di distribuzioni che a volte hanno un solo scopo: ad esempio creare un firewall per una rete complessa in pochi minuti, oppure fare da server di posta, ecc. Sono distro che si installano e hanno tutto già configurato. Se non esistessero, semplicemente, meno gente userebbe GNU/Linux o comunque sarebbe richiesto più lavoro per utilizzarlo in ambiti specifici.

Mito n.3: Ci sono troppi formati di pacchetti, ne servirebbe uno solo, valido per tutti

In teoria tale formato esiste e si chiama RPM (il formato di Red Hat). Secondo il Linux Standard Base, RPM è il formato preferito. Un vero peccato se pensiamo che attualmente il formato più diffuso, grazie ad Ubuntu, è diventato il .deb.

In generale tentare di “imbrigliare” l’open source è qualcosa che non riesce. L’open source “è un ubriaco che barcolla guidato solo dalla selezione darwiniana”, dice uno che se ne intende come Bruce Perens. Sono gli utenti a scegliere ciò che è meglio per loro, non gli sviluppatori. E’ la libertà, bellezza.

Comunque questo non è un vero problema: nella gran parte dei casi la conversione tra RPM e deb, ad esempio, è banale. Questo perché, semplicemente, parliamo dello stesso sistema operativo: GNU/Linux. Ed a parte poco software commerciale, il 99% dei programmi si trova già in tutti i formati delle distribuzioni principali.

Esiste comunque un progetto di omogeneizzazione dei diversi formati di pacchetti. Ma non mi sembra (secondo quel che ho trovato in rete) che abbia finora grande seguito.

Mito n.4: GNU/Linux non è supportato dai produttori hardware

Ormai è un fatto superato o almeno in via di superamento. Certo, permangono sacche di resistenza e disinteresse. Ma al giorno d’oggi i produttori più importanti supportano GNU/Linux almeno per una parte delle loro periferiche. Si tratta quindi di scegliere bene e di adottare lo stesso atteggiamento mentale degli utenti Mac: se non funziona con il mio sistema operativo, vuol dire che non è una buona periferica, quindi non la compro. C’è sempre un’alternativa e a volte a prezzo minore: su decine di prodotti informatici trovati nei negozi cinesi (lettori di schede sd, dongle bluetooth e infrarossi, ecc.) ho letto che erano supportati da Linux😉

Mito n.5: GNU/Linux non ha supporto commerciale e non si può guadagnare su di esso

E’ una pura falsità. Da sempre il software libero ha supporto commerciale, addirittura da prima della nascita del kernel Linux e della massiccia diffusione di questo sistema. Quando GNU non era ancora stato “completato” da Linux, molto software GNU veniva comunque adottato dagli utenti di altri sistemi Unix. Programmi come Emacs e gcc, infatti, non hanno molti rivali proprietari all’altezza. Siccome le aziende avevano supporto per i loro sistemi operativi proprietari ma non per il software libero, nacque CyGNUs, un’azienda che forniva supporto al software GNU. Dieci anni dopo CyGNUs si fuse con Red Hat.

Red Hat è attualmente l’azienda leader nel supporto commerciale GNU/Linux, i suoi fatturati sono sempre in crescita ed è quotata in borsa. Essa vive di assistenza, training e servizi correlati al software libero. Non certo d’aria.

Per non parlare di SUN che si sta comprando mezzo ecosistema del software libero (ultimamente ha fatto il colpaccio con MySQL).

Ma in fondo il problema del supporto commerciale è molto relativo. Una recente indagine ha dimostrato, infatti, che moltissime aziende, grandi e piccole, usano distribuzioni non supportate commercialmente, in primis Debian GNU/Linux. Se hai in casa un po’ di informatici, infatti, il supporto esterno non ti serve e i miglioramenti apportati dagli sviluppatori della distribuzione sono più che sufficienti al tuo lavoro.

  1. 26 agosto 2008 alle 19:55

    ottimo articolo da mettere “in vetrina”😀
    Ciao

  2. 26 agosto 2008 alle 21:37

    Ciao,
    grazie della disponibilità ad aiutarmi, ti espongo il mio problema subito. In poche parole, dopo aver inserito il live cd di Ubuntu parte la schermata dove scegliere se provare o installare ecc ecc. Il mio problema è che dopo aver scelto di installare Ubuntu compare una schermata nera con il cursore _ che lampeggia. Anche lasciandolo lì un ora non si sblocca. Sono riuscito ad avere uno sblocca abilitando tutte le “altre opzioni” premendo f5 (o f6, non ricordo). L’installazione fila liscia, il problema è al primo avvio: dopo aver scelto da GRUB Ubuntu si blocca ancora a “Starting up”. Anche in recovery mode si blocca inesorabilmente.

    Strano, aveva installato tranquillamente anche Ubuntu 7.04 e 7.10

    Grazie dell’aiuto😀

    Ciao

  3. 26 agosto 2008 alle 21:38

    Riguardo la molteplicità delle distribuzioni aggiungerei questa citazione che trovo fantastica:

    “Nove donne non fanno un bambino in un mese.”
    🙂

    Per il resto ottimo come sempre.

  4. 26 agosto 2008 alle 22:24

    Ciao,
    risolto🙂

    Ed è stato più semplice di quel che pensassi, l’unico problema era che non avevo idea su dove cercare. Adesso comunque ubuntu-it è il primo dei miei preferiti🙂

    Comunque si trattava soltanto di disibilitare acpi, dal grub è bastato modificare l’avvio di ubuntu per farlo partire liscio come l’olio.

    Grazie del consiglio, comunque
    😀 ho Ubuntu😀 e adesso devo configurarlo😀

    Ciao, grazie ancora!!

  5. SimPE94
    26 agosto 2008 alle 23:19

    Hai detto:
    “Ubuntu è una sorta di “Debian facile” e al giorno d’oggi ha superato la propria “mamma” in termini di utenti nell’ambito desktop”
    e poi:
    “ma oggi è affiancata da una sorella, Ubuntu, che ha portato nei fatti Debian al grande pubblico”
    Insomma… è mamma o sorella?😀

    Ottimo articolo, comunque!

  6. sphinx
    26 agosto 2008 alle 23:31

    Io invece credo che i primi tre non siano miti,diciamo più che altro il secondo e il terzo.

    1)Troppe distro disperdono energie,si e no ma comunque non credo che sia un grosso problema.

    2)Troppe distro confondono,si certamente.Non si contano più i post di “è meglio A o B?”…prova e riprova e molti (non tutti ma tanti sicuramente)si sentono spaesati e indecisi e abbandonano l’idea

    3)Come sopra….anche se meno incisivamente. E convertire rpm-deb non sempre è una soluzione felice.Molte volte si ma tante altre volte è problematico.

    Il supporto hardware e il non guadagno sono d’accordo con te,sono solo dei miti.

    Complimenti per il blog,è un faro per chi è alle prime armi ;D

  7. 27 agosto 2008 alle 0:00

    1,2,3) Ci sono troppe distribuzioni.. e troppi pacchetti
    Sì, ma non è il problema principale. Il problema è che l’utente non può installare liberamente l’ultima versione di un software o driver in maniera agevole.

    Va bene che le distribuzioni pacchettizzino e testino Blender, Openarena,.. ma se oggi esce la nuova versione di Y devo poterla installare oggi.
    Senza intaccare il sistema, facilmente e senza aspettare il prossimo dist-upgrade.

    4) Come sopra, il produttore hw difficilmente riesce a distribuire un driver senza passare dalla trafila kernel/distribuzione.

    5) Si guadagna sull’assistenza e sulle personalizzazioni.

  8. redcat
    27 agosto 2008 alle 0:10

    Piccola notazione storica: GNU non è stato scritto da Linus (Torvald, i suppose?) ma da un gruppo di pazzi visionari di cui di solito si ricorda Richard Stallman (che è stato anche lo scrittore dei maggiori programmi GNU, tipo emacs, gcc e gnu debugger) .

    quindi:
    >Quando GNU non era ancora stato “completato” da Linux,

    è un pochino politically scorrect😛

    Sennò Richard si incazza di brutto!!

    B(y)te

    redcat

    p.s.:Sempre che con Linux intedevi Linus Torvald, nè!?

  9. xzhayon
    27 agosto 2008 alle 1:07

    “quindi:
    >Quando GNU non era ancora stato “completato” da Linux,
    è un pochino politically scorrect”

    leggi: ‘quando il progetto GNU non era ancora stato completato dal kernel linux’

  10. 27 agosto 2008 alle 1:07

    @redcat: no, intendevo proprio ciò che ho scritto. Linux (il kernel) ha di fatto completato GNU che all’epoca non era usabile come sistema a se.

    @gigio: vero, ma fino a un paio di anni fa. Ormai – diciamo le cose come stanno – chi crea un programma e vuole che tutti lo testino subito (è nel suo interesse farlo) lo pacchettizza immediatamente per Ubuntu. I più volenterosi anche per Debian, Fedora e Opensuse o Mandriva. Riguardo la 4) questo è un problema vero: purtroppo il kernel Linux non ha un layer che permetta di compilare i driver indipendentemente dalla versione del kernel. Comunque questo non sembra essere un grosso freno in fondo, anche se sarebbe interessante avere una controprova. Sarebbe certo più comodo anche per l’utente finale.

    @sphinx: riguardo quello che dici sul n.2 non sono affatto d’accordo. E’ vero che chi arriva la prima volta in questo mondo può trovarsi spaesato, ma basta chiedere in giro e si hanno indicazioni molto buone. Anzi, direi che è anche positivo che si posti nei forum e nelle mailing list ancora prima di installare la prima distro che capita. GNU/Linux è comunità, prima ancora che software.

    @SimPE: in effetti oggi come oggi è difficile dire che Ubuntu è ancora una “figlia”, più che altro sembra una sorella più giovane (nel senso che è nata dopo, non che Debian abbia le rughe🙂 ).

    @mirtrim: complimenti per la rapida soluzione. Ricorda però che senza acpi perdi le funzioni di risparmio energetico. Nel caso di pc fisso non è un grosso proplema mentre può esserlo nel caso di pc portatili.

  11. 27 agosto 2008 alle 10:07

    vedo con piacere che i primi post di wordpress parlano di linux, il tuo ed il mio (1o e 2o posto). La cosa piu’ importante e’ che in cima alla classifica non si parli di linux su ovvieta’ o stupidità (della serie “fare sesso con compiz” o cose simili). Insomma il panorama dell’informatica sta cambiando, sia nel piccolo, come gli utenti wordpress che nel grande, mercato globale.
    Mi piace pensare che qualcosina sia dato dall’opera di persone che la pensano come me. Forse anch’io posso dire di aver dato un piccolo contribuito! E credo che anche tu ne sia consapevole!

  12. CDF
    27 agosto 2008 alle 10:36

    Ciao.

    Ottimo articolo, l’unica cosa che non mi convince è la conversione rpmdeb. La pura e semplice “conversione” è facile (ho visto funzionare alien nel 99% dei casi) ma la successiva “installazione” del pacchetto generato non funziona sempre (una volta su due c’è qualcosa che non và).

  13. 27 agosto 2008 alle 11:13

    @kijio: “fare sesso con compiz”. Ma perché, si può?🙂
    Seriamente, consideriamo che siamo pure in agosto e pochi postano…

    @cdf: alien mi è servito molto raramente e quelle poche volte ha funzionato. Qualche volta ho visto sul forum di Ubuntu qualcuno che ha avuto problemi con hardy e i driver della lexmark, ma è anche vero che forse la guida andava aggiornata.
    Invece per altri programmi (tipo matlab) mi pare sia tutto ok.

  14. 27 agosto 2008 alle 11:21

    Bell’articolo. Lucido e politicamente corretto🙂

  15. 27 agosto 2008 alle 16:11

    @kijio: sono d’accordo con te.
    Le cose cambiano. Un po’ alla volta, ma cambiano. E’ ovvio che da un giorno all’altro sia abbastanza complicato!
    Ma le cose cambiano.
    E penso che finchè ci saranno persone con buone intenzioni allora ci sarà maggiore probabilità che cambieranno.
    Penso che il blog di guiodic appartenga a una nuova generazione di blogger, perciò lo visito e lo commento.
    D’altronde, era pur necessario dover prendere – diciamo – nota della situazione e stancarsi di come viene presentato Linux.

    Ciao

  16. 27 agosto 2008 alle 18:20

    grazie markon.

  17. 4 settembre 2008 alle 23:00

    Ottimo articolo, guiodic!
    Caspita, mi sono accorto che non sei tra i miei feed!😀

  18. 4 settembre 2008 alle 23:15

    Grazie🙂

  19. 5 settembre 2008 alle 2:14

    Ottimo articolo anche per me! C’è anche il mito del fatto che, se GNU/Linux non costa niente e lo sviluppa chiunque, sia di minor qualità rispetto un sistema operativo sviluppato da una azienda e fatto pagare fior di soldoni.

  20. Xander86
    22 settembre 2011 alle 16:32

    peccato che SUN è stata divorata da una paladina del software proprietario😦

  21. 29 aprile 2013 alle 22:42

    Very good post. I will be facing a few of these issues as well.

    .

  1. 30 agosto 2008 alle 18:32

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