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Il Corriere della Sera, De Bortoli e i vecchi arnesi

Il mondo dell’editoria è in subbuglio. Il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, scrive una lettera “contro” i suoi giornalisti, rei di non capire che il mondo è cambiato, che esiste l’Internet, l’iPad, e che quindi la professione giornalistica deve aggiornarsi piuttosto che difendere i vecchi privilegi. Scrive De Bortoli, ad esempio, che è inaccettabile che un giornalista del CorSera si rifiuti di scrivere per l’edizione on-line o pretenda una speciale indennità per farlo (cioè un premio in busta paga).

De Bortoli ha ragione. Il problema però è che si potrebbe dire “da che pulpito viene la predica”. Dov’era De Bortoli quando gli editori italiani si scagliavano contro Google perché indicizza le notizie? Dov’era De Bortoli quando editori, ordine dei giornalisti e il sottosegretario Ricky Levi del governo Prodi tentavano di mettere un bavaglio ai blog imponendo la registrazione come testate giornalistiche? Dov’era De Bortoli quando si approvava il decreto Pisanu e la data retention? Dov’era De Bortoli quando il centrodestra tentò anch’esso di imbavagliare il web con il l’emendamento D’Alia? Dov’era De Bortoli quando la Siae si è fatta leggi e leggine che drenano milioni di euro dalle tasche degli italiani e poi ha tentato di imporle anche su web?

Ecco, De Bortoli era dall’altra parte. Era con chi voleva imporre il bavaglio. Era il difensore della professione (e della presunta professionalità dei giornalisti italiani) contro i bloggers incontrollabili e incontrollati.

Era per difendere l’attuale concezione del diritto d’autore, ben più anacronistica del suo giornale di carta o dei “privilegi” di una parte dei professionisti dell’informazione (tra cui lui stesso).

Francamente, caro direttore, lei è l’ultimo a poter rimproverare a chiunque di essere passatista o di difendere vecchi arnesi. Anche lei e i suoi editori siete solo vecchi arnesi nel web 2.0.

  1. abba
    3 ottobre 2010 alle 15:27

    @guiodic
    92 minuti di applausi!

  2. 3 ottobre 2010 alle 17:51

    Semplicemente i interessi economici sono cambiati, ora si è accorto che la carta stampata ha ancora poco tempo di vita e soprattutto può rendere ancora pochi soldi.
    Il terreno fertile adesso è internet e quando i suoi analisti, gli sponsor che vogliono la loro pubblicità su internet glielo hanno fatto capire, allora ha cambiato sponda!

  3. telperion
    3 ottobre 2010 alle 19:20

    Vale sempre il “saggissimo” detto:

    “son tutti finocchi col culo degli altri”
    🙂

  4. piero_tasso
    4 ottobre 2010 alle 10:17

    Molto corretto.
    Poi resta la preoccupazione mia per il rischio che il giornalismo professionale non riesca a sostenersi con la (poca) carta stampata e gli introiti pubblicitari su internet (e no, i blog non bastano).

    Che poi De Bortoli è quella faccia d’angelo che da Fazio, in piena crisi, è andato a spiegare che in Italia si gode di una buona pace sociale…

  5. moxilant
  6. porcodrillo
    5 ottobre 2010 alle 8:56

    applausi e controapplausi… complimenti, ti do’ ragione in toto

  7. 5 ottobre 2010 alle 14:35

    Anche io ti do ragione, pur con un pizzico di dispiacere per il fatto che la carta stampata si legga sempre meno. Certo i blog sono una grande rivoluzione vista dal punto di vista dell’informazione, ma forse qui in Italia per un giornalista è molto più conveniente scrivere sui giornali che sui blog/siti dei quotidiani. In altri paesi invece ci sono fior di giornalisti che scrivono solo per il proprio blog e con la pubblicità guadagnano più di quanto non guadagnerebbero se scrivessero su una testata “stampata”.
    Quindi io, ai giornalisti del “CorSera” non me la sento di rimproverare nulla. AL loro direttore, come hai fatto tu, invece sì…

  8. attix
    5 ottobre 2010 alle 16:47

    Giornali che in Italia,a parte qualche rarissima eccezione,si sostentano quasi unicamente con il contributo pubblico.

    Vergognoso!!

    • lucapas
      5 ottobre 2010 alle 17:03

      Lo stavo per dire io: se non ci fosse il lauto finanziamento pubblico, ora quanti giornali stampaci ci sarebbero? Che schifo; praticamente dovrebbero regalarmelo il giornale visto che tanto lo pago lo stesso!

      • 5 ottobre 2010 alle 19:19

        infatti molte volte lo fanno: quante volte acquistando un giornale te ne tirano dietro almeno altri due o tre?

      • 5 ottobre 2010 alle 21:25

        no, lo schifo è che gli italiani non comprano i giornali, siamo il paese che legge di meno in Europa.

        • Gelmo
          6 ottobre 2010 alle 21:54

          Siamo anche il paese con meno giornali seri in Europa…

        • lucapas
          8 ottobre 2010 alle 20:45

          Io leggo le notizie on-line e comunque i giornali ormai pubblicano tutti le stesse notizie: visto uno li hai visti tutti.

  9. aytin
    6 ottobre 2010 alle 15:25

    De Bortoli farebbe meglio a preoccuparsi di pubblicarle, le notizie, visto che il Corsera sta diventando una velina governativa

  10. 7 ottobre 2010 alle 13:40

    Ciao Guido, seguo il tuo blog da quando ho dovuto cercare di risolvere non riuscendoci, i problemi di BIOS sullo schifoshiba (non comprate computer toshiba!!!) che ho dovuto prendere facendo un’eccezione alla mia regola: prendere sempre IBM ThinkPad… In merito a questa faccenda … vorrei raccontarti di un francese.

    Jaques Attali è economista, scrittore, grande appassionato di musica classica, ma è imperfetto: è anche un banchiere. Con questo pregiudizio mi sono accostato alla lettura del suo ultimo libro senza avere letto (per fortuna ?) i suoi precedenti.

    Secondo Attali la tecnologia non è nemica degli artisti (un giornalista è un artista non siamo d’accordo? per lo meno è altrettanto ridicolo quanto un clown del circo di Moira Orfei, solo che del secondo sappiamo che lo fa “per mestiere” mentre il primo è proprio clown dentro…).

    Nel libro si affronta la questione della pirateria e dei diritti d’autore. Gli utenti che scaricano sono poi le stesse persone che acquistano i biglietti e vanno ai concerti. Recenti studi hanno dimostrato che le stesse persone poi comperano, on line, cd e dvd.

    Non mi ero sbagliato, Attali è un banchiere ed essendo ricco ed imbruttito nell’animo dal potere concesso dal denaro che non è stato sudato con la propria fronte, nel libro prosegue dicendo che è lecito pensare di tassare addirittura gli internet provider perché consapevolmente o meno, mettono in rete contenuti audio visivi “protetti dal diritto d’autore”.

    Io sono per il diritto d’autore, è giusto riconoscere la paternità delle opere e se il caso anche il meritato compenso all’autore, ma non trovo onesto che ci sia chi intermedia tra fruitore dell’opera ed autore, lucrando molto di più di quanto arriva all’autore senza avere fatto alcunché di utile per l’umanità tutta intera.

    La SIAE è, ad esempio, una realtà di questo tipo. Quale sia il senso della sua esistenza lo lascio immaginare ai lettori…

  11. 18 ottobre 2013 alle 1:04

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    your posts! Carry on the superb work!

  12. 30 agosto 2014 alle 5:05

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  13. 17 settembre 2014 alle 18:25

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  15. 13 ottobre 2014 alle 19:24

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