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Caro Nichi, ecco la mia risposta

Caro Nichi,

ho letto con molto interesse la risposta che hai dato ad Alessandro, Athos e Flavia.

link: http://www.partito-pirata.it/content/risponde-il-presidente-nichi-vendola

Contiene non poche cose che condivido. Ed è sicuramente una chiara dimostrazione di attenzione che mi fa davvero piacere.

Tuttavia mi sembra che sia necessario, per noi, essere più chiari e sgombrare il campo da equivoci.

cito:

Ma di questo si tratta: di un “centro” dove si studia, si ragiona. Si prova a ragionare. E non mi sembra poco l’aver portato un colosso come Microsoft ad investire, a lavorare nel Sud d’Italia, senza investimenti pubblici. A progettare nel meridione d’Italia. Fermo restando – c’è scritto testualmente – che ciascuna delle parti contraenti conserva la “propria autonomia decisionale”.

Ma, se come tu affermi successivamente “noi abbiamo scelto l’open source” che utilità ha sottoscrivere un protocollo con l’azienda che ha inventato il modello opposto al software libero? Esistono migliaia di aziende che lavorano con il software libero e tante ne hanno fatto il loro core business. Le citi tu stesso nel resto della lettera.

Una semplicissima considerazione: la tua giunta si è caratterizzata per diverse iniziative ecologiste. Ad esempio ti sei opposto alla trivellazione delle coste pugliesi alla ricerca del petrolio. Avresti sottoscritto, dopo ciò, un protocollo di intesa con l’azienda che vuole operare quelle trivellazioni? No, ovviamente non l’avresti fatto poiché la Northern petroleum non si occupa di fonti di energia rinnovabili, ma di petrolio, e investire nel petrolio è rimanere ancorati al passato.

Lo stesso vale per il software libero: non ha ragione d’essere un protocollo con Microsoft perché Microsoft fa un’altra cosa, produce “petrolio informatico” mentre il software libero è “il solare e l’eolico” dell’informatica.

“l’Open Source si propone comunque un modello di business del software. Certo più sostenibile, ma pur sempre come un modello di business.
L’immagine di un prodotto evoluto e gratuito portato avanti da eserciti di volenterosi supertecnici che lavorano di notte negli scantinati affascina ma non convince del tutto.
Per questo temo – come ho scritto nel mio blog – che la disputa tra i sostenitori dell’OS e quelli del mercato possa portarci fuori strada.

on c’è nulla da temere. E’ perfettamente vero che il software libero crea un’industria del software. Nessuno ha mai sostenuto il contrario.Anzi è uno degli argomenti più interessanti, oggetto di studi e pubblicazioni (cito solo a titolo di esempio il libro “Gnu Economy”). E mi piace anche citare il fatto che l’Associazione Software Libero ha recentemente dato vita ad una associazione di imprese.

Ma questa semmai è una ragione ulteriore per ragione per evitare un accordo con un produttore di software proprietario.

Il software libero è, oggigiorno, un grande business. E i suoi sostenitori, compresi noi “hacker cantinari”, ne sono assolutamente entusiasti! Aziende come Google, Intel, IBM, e lo stesso Facebook sono produttrici di software libero. E noi lo usiamo, spesso con grande soddisfazione.

Anche l’ala più “radicale” del movimento per il software libero riceve fondi da aziende come HP, Google, Intel e pubblicizza sul suo sito l’uso del software libero da parte del New York Stock Exchange, la Borsa di NY: http://www.fsf.org/working-together/profiles/new-york-stock-exchange

Purtroppo è sempre molto complicato spiegare cos’è il software libero. Io uso questa metafora: il software libero è come l’aria e l’acqua. Ognuno può usarle per vivere,  oppure per farci business (in fondo cosa fa un albergo di montagna quando attrae clienti pubblicizzando l’aria pura?). Però nessuno può appropriarsene, metterci un lucchetto e dire: tu non lo usi, tu non puoi vedere come è fatto, tu non puoi studiarlo, tu non puoi apprendere da esso. Cioè quello che fa la Microsoft. Lo stesso vale per il software libero, con l’importante differenza che esso è una risorsa che non si consuma in quanto immateriale. Insomma la questione non è se dietro il software libero ci sia o meno un’industria: c’è, ed è un bene che sia così. Lo pensiamo tutti e non c’è contrapposizione alcuna su questo.

Purtroppo si tratta di un equivoco duro a morire. Noi non siamo contro il mercato, al contrario! Il software libero non è questione di prezzo ma di libertà e di condivisione. Anche quando è prodotto o sostenuto da aziende. Anzi aggiungo che “il mercato” è dalla parte del software libero: esso infatti non permette la formazione di grandi monopoli, come appunto quello di Microsoft.

C’è una stretta similitudine tra “software libero”, “ricerca libera”, “libertà di parola” e “libero mercato”.

Sviluppare il cloud computing e l’open data government data per la PA, come superamento definitivo dei sistemi proprietari.

purtroppo però il cloud computing è esattamente l’opposto del superamento definitivo dei sistemi proprietari. Il cloud computing, come è stato proposto dai maggiori operatori, prevede che tu deleghi lo storage  e l’elaborazione dei dati ad una azienda, su suoi computer, in un’altra parte del mondo, con suoi software sui quali tu utente non hai alcun controllo. Ed è una cosa inaccettabile per una pubblica amministrazione che tratta dati pubblici, sensibili e a volte riservati.

Del tutto diversa è l’elaborazione distribuita e lo storage all’interno di una infrastruttura informatica su cui hai il controllo diretto. Questo si fa da 40 anni, soprattutto da quando nacque Unix, il “papà” di Linux e di Internet. Microsoft ci è arrivata un po’ tardi🙂

Infine vorrei dire che quanto prevede il protocollo rispetto agli sconti che Microsoft opererà per le scuole, contraddice una delle battaglie storiche dei sostenitori del software libero (aziende comprese!). Abituare i ragazzi all’uso di MS Office invece che OpenOffice, di Internet Explorer invece di Firefox, di Windows invece di GNU/Linux significa aiutare la Microsoft a perpetuare il suo monopolio e danneggiare fortemente il software libero.

La cosa più faticosa per noi attivisti del software libero, come anche per le aziende che cercano di riconvertirsi all’open source, è proprio superare anni e anni di uso, da parte degli utenti, di un solo tipo di software, quello della Microsoft. La seconda cosa più faticosa è convertire i dati, salvati con formati chiusi di Microsoft.

Non è mia intenzione polemizzare. Al contrario. Come sai sono un tuo elettore, un tuo sostenitore. Ma proprio per questo sono colpito da quanto è successo. Sono anni che mi batto per questa grande innovazione che è il software libero, per far comprendere i risvolti sociali, politici, culturali ed economici. Ogni giorno mi trovo a spiegare cosa davvero significa software libero e perché esso è una delle questioni democratiche più rilevanti, come ha sottolineato il presidente Lula.

Ogni giorno, soprattutto, mi trovo ad aiutare moltissimi utenti che lavorano per superare le difficoltà che Microsoft, con i suoi software, protocolli e formati chiusi pone al software libero.

Ed ecco la proposta: Se vuoi io, Flavia, Athos, Alessandro, Arturo, tutti quelli che conosci bene e che in queste ore ti hanno sollecitato a rivedere questa decisione, possiamo lavorare con te. Se vorrai incontrarci ci sarà modo di introdurti a questa affascinante filosofia che è dietro il software libero, ma anche farti vedere le sue applicazioni e i suoi vantaggi pratici.

Noterai che c’è una grandissima assonanza con le battaglie sull’ecologia e sui beni comuni che ti stanno così a cuore, con le battaglie democratiche, con l’idea che la politica non debba essere requisita nelle mani di pochi.

E che tutto questo non è in contraddizione col mercato ma al contrario è la piena realizzazione dei migliori principi liberali.

E in tutto ciò la Microsoft sta dall’altra parte.

  1. shishimaru
    29 novembre 2010 alle 16:08

    Red Hat,Google,IBM,Canonical,Novell; sono cantinari come lo sono quelli di Microsoft.

  2. clodiopulcro
    29 novembre 2010 alle 16:49

    “l’Open Source si propone comunque un modello di business del software. Certo più sostenibile, ma pur sempre come un modello di business.”
    Quindi visto che è un business fare accordi con società che operano nell’open è uguale a fare accordi con ms?????

  3. cost
    29 novembre 2010 alle 18:21

    sono perfettamente d’accordo, splendida l’analisi del quadro socio-economico-politico informatico.
    spero ardentemente che Nichi vi ascoli, capisca e accetti la collaborazione Tua di Flavia, Athos, Alessandro, Arturo e tanti altri
    sarebbe un grande segnale…

  4. 29 novembre 2010 alle 19:39

    Leggere tutto questo, mentre mi arrendo alla sconfitta dovuta all’impossibilità di attivare il multitouch su questo diavolo di ASUS 1201N con uBBuntu, mi provoca sentimenti controversi e discordanti … non dico altro perchè non so che altro dire, so solo che sono a disagio.
    Difendo e continuo a difendere i principi, ma la pratica mi avvilisce.

    • 29 novembre 2010 alle 20:43

      Invece a me la pratica mi funziona bene…😉

    • Aldo
      30 novembre 2010 alle 10:43

      a me funziona bene il multitouch su un eeepc simile al tuo, e ho letto di tanta gente a cui funziona.
      l’unica cosa difficile è il multitouch con 3 dita che ancora non sono riuscito ma per lo scorrimento a 2 dita e il tapping a 2 dita funziona bene…
      se ti interessa ti passo lo script.

      • 1 dicembre 2010 alle 9:24

        Grazie Aldo, credo si tratti di quello scriptino da inserire tra quelli avviati dopo il login, ebbene, dopo il suspend va a farsi benedire e bisogna rilanciaro.
        Oltretutto, ora, pur essendo tra le applicazioni d’avvio, non mi parte lo stesso al login e non ho idea del perchè!
        Lavorano ad un driver per il multitouch su computer apple e ne fanno un gran parlare in rete (chi mette linux su mac poi non so se esiste …) e mi lasciano in dietro un touchpad di un eeepc abbastanza diffuso come questo, quando basterebbe dedicarcisi un attimino e inserirlo tra i riconosciuti in xserver-xorg-input-synaptics.
        Io spippolo, e parecchio pure, ma non sono un programmatore e le mie conoscenze linux hanno falle a macchia di leopardo, so compilare un kernel ma non so creare un driver per un touchpad😀
        Comunque si, se mi dici come hai fatto tu, magari non ci avevo pensato o non ne avevo letto.
        Potresti inviarmi un’email o approfittare dello spazio qui gentilmente offerto da Guido, anche se direi che siamo off-topic sotto questo articolo … e comunque grazie ancora di cuore, se mi risolvi sta cosa ti bacio in fronte😀

        • Aldo
          1 dicembre 2010 alle 21:41

          🙂 sì intendevo lo script.
          io ho messo un po’ di ritardo perché per funzionare correttamente deve aspettare che venga caricato X bene. all’inizio avevo messo 5 secondi di ritardo (rispetto all’avvio) e a volte funzionava a volte no, ora ho messo 20 e mi funziona praticamente sempre ho messo un collegamento sulla barra per farlo partire manualmente nel caso non dovesse andare (e con i 20 secondi di ritardo è davvero raro).
          all’inizio dello script metti “sleep 20s” e dovresti essere a posto.
          dal messaggio di prima avevo capito che non avevi trovato niente per quello te l’ho detto. magari hai già provato anche la storia del ritardo quindi ti sto scrivendo inutilmente.
          cmq ammetto che a volte (molto raramente) non funziona ma quando funziona secondo me funziona molto bene. intendo che nonostante non ci sia un driver ufficiale come su windows, funziona meglio rispetto a windows che ha un driver ufficiale. a volte è un bene che non facciano i driver ufficiali…

  5. Hug
    29 novembre 2010 alle 19:45

    E’ strano, sembra cadere dalle nuvole, poi mi è venuta in mente una cosa pratica. Non è che sia interessato al sofware libero, ma all’hardware microsozz ? Non ne sono a conoscenza, ma esistono delle aziende che fornirebbero hardware alla regione Puglia (immagino terminali obsoleti come in tutta Italia) pur installandoci sofware libero ed offerndone consulenza? Vale a dire, esiste in Italia una vera concorrenza sul piano “servizi” in ambito Open Source ? Forse vuole l’hardware che quelli gli fornirebbero senza battere ciglio, e dio solo sa cosa si prenderanno in cambio. Ma questo risulterà diametralmente opposto a quello che predica. Poi non si stupisca se a rimorchio arriveranno proposte di sementi dalla Monsanto od altro.

    • Scugnizzo
      30 novembre 2010 alle 14:15

      Hardware Microsoft?
      A meno che negli uffici della PA pugliese non si vogliano installare delle Xbox360 credo che Microsoft non si possa definire un produttore/fornitore di hardware.🙂

      • Hug
        1 dicembre 2010 alle 10:39

        Se vuoi avere orecchie per intendere intendi🙂

  6. Salvatore
    29 novembre 2010 alle 20:19

    Dopo l’iniziale doccia fredda, sono contento che, quantomeno, si sia aperto un confronto dialettico serio su questo argomento. Quanti altri politici l’hanno fatto sinora?
    C’è sicuramente molto da lavorare e da discutere: manteniamo aperto questo canale di confronto e sono convinto che potranno esserci interessanti sviluppi in futuro.

  7. burt
    29 novembre 2010 alle 21:05

    Guido, non sò che dire, la tua “risposta” a Vendola e semplicemente perfetta, da tesi di laurea.

    Mi trovo d’accordo su tutto.

  8. Mirko
    30 novembre 2010 alle 1:22

    È bello vedere un po’ di partecipazione politica attiva, in questo Italia di qualunquisti.

    Chiedere conto a chi abbiamo eletto delle cose che dice e delle cose che fa, proporre soluzioni possibili…

    Un qualunquista direbbe che è periodo elettorale, e che tutti i politici dicono cose che poi non manterranno. Che poi fa anche molto figo dirlo, è facile prendere le distanze e giudicare.

    Certo che se più cittadini si comportassero invece come sta facendo Guido in questo momento, forse le cose sarebbero diverse. È più difficile prendere in giro un elettore politicamente attivo.

  9. biagio
    30 novembre 2010 alle 1:24

    che pena !!! da Nichi non me lo sarei aspettato
    è veramente avvilente , è in piena confusione mentale , non sa neanche che accordo ha firmato!!
    parla di sostegno all’open source e poi stipula accordi con microsoft, per poi motivare che non si fida dei cantinari del software e che (forse) preferisce roba più affidabile.
    Apprezzo che almeno ha aperto un confronto seppure con risposte confuse…
    ma tant’è dai nostri politici non possiamo aspettarci di meglio… ti prego Nichi dimmi che è solo un brutto sogno

    • pirro
      30 novembre 2010 alle 1:53

      fossi in te, almeno per curiosità, l’accordo lo leggerei.

      cmq devo dire che qui Guido mi è piaciuto moltissimo
      anche se devo dire che non mi piace quando porta come esempio l’ambiente, non lo so, ma per me stona un po
      potresti fare di meglio🙂

      cercando di vedere il bicchiere mezzo pieno, credo che questa cosa abbia un po svegliato l’ambiente dell’os e spero che il confronto porti ad ottimi risultati

  10. biagio
    30 novembre 2010 alle 2:46

    cose del genere sono all’ordine del giorno specie per politici che del mondo dell’informatica sono proprio a digiuno.
    un minimo di informazione da parte loro prima di fare accordi simili non farebbe male…
    peccato relegare l’open source come il frutto dell’attività di cantinari sfigati.
    In una Italia in decandeza queste cose sono il normale contorno in uno scenario di decandeza ad ogni livello.

    sono con Guido comunque perchè dimostra equilibrio ed intelligenza

  11. massimo valerio
    30 novembre 2010 alle 10:11

    Grazie Guido
    ottimo come sempre ti quoto in pieno.

  12. 30 novembre 2010 alle 10:40

    Sante parole.

    Sono estremamente pessimista; Vendola dovrebbe essere la “punta avanzata”, in questo tema ed in molti altri, e invece…. tutti gli altri, immagino, sono su una posizione molto, molto più arretrata, su questo tema e su tutti gli altri. Siamo messi proprio bene. 😦

    Alex

  13. Hug
    30 novembre 2010 alle 11:06

    Esiste in Italia una realtà di assistenza sui sistemi open source per gli uffici ? Questo è il problema. Nell’ufficio comunale a far funzionare la stampante per una impiegata ci sono imprese che sono formate al mettere le mani su ubuntu ? In Puglia ? Parliamo di cose pratiche non di utopia, piacerebbe anche a me. Io conosco solo un’unica realtà in Italia, la scuola elementare di Pont Saint Martin , in Valle d’Aosta. Servono persone che fanno , non che parlano. E’ un problema endemico del nostro paese e l’utilizzo dell’open source potrebbe essere una svolta, ma non siamo abituati all’azione, altrimenti il nostro paese si chiamerebbe Germania o Svezia.

    • Andrea
      30 novembre 2010 alle 13:05

      Ti quoto tristemente…😦

    • 30 novembre 2010 alle 14:57

      Be’ guarda caso io quella non la conoscevo ma ne conosco altre. Certamente che in Italia ci sono aziende in grado di fare supporto per il software libero!

    • burt
      30 novembre 2010 alle 19:34

      ciao hug

      questa e un azienda che fà assistenza sui sistemi open source http://www.oemme.it/ questa e vicino a casa mia e quindi ho citato questa, ma sè cerchi con google ne trovi diverse.

      Ciao

      • Hug
        1 dicembre 2010 alle 10:37

        Grazie Burt

  14. fulmare
    30 novembre 2010 alle 14:04

    Guiodic, volevo chiederti una cosa circa quanto qui ripotato:
    “il software libero è come l’aria e l’acqua. Ognuno può usarle per vivere, oppure per farci business […]. Però nessuno può appropriarsene, metterci un lucchetto e dire: tu non lo usi, tu non puoi vedere come è fatto, tu non puoi studiarlo”

    allora qui cos’e’ successo?
    http://www.ossblog.it/post/7036/urban-terror-hd-non-piu-open-source

    • Scugnizzo
      30 novembre 2010 alle 14:22

      Fulmare,
      li è successo che chi sviluppa il software ha deciso di rilasciare la nuova versione con una licenza non open suorce.
      In questo frangente direi che ci abbiamo “guadagnato” fino ad oggi ma la giostra è finita.
      Stessa cosa potrebbe in futuro accadere con altri software, vedi le suite per l’ufficio ad esempio, ma l’uscita di una nuova versione a pagamento non ti inibisce l’utilizzo gratuito della penultima versione.

      • 30 novembre 2010 alle 15:00

        Esattamente.

        • fulmare
          1 dicembre 2010 alle 10:50

          Scusate l’ignoranza, quindi la licenza gpl e’ revocabile?

          • Scugnizzo
            1 dicembre 2010 alle 11:18

            Non saprei dirti se la licenza è “revocabile” ma sicuramente è possibile variarla.
            Ti faccio un esempio. Metti che sviluppi un software che ti calcola l’ici da pagare e lo rilasci con licenza GPL. Un giorno aggiungi al programma la possibilità di stampare un report e decidi che però vuoi farti pagare il lavoro fatto. Che fai? Semplice…..rilasci la nuova versione con una licenza diversa. Ciò non toglie però che la versione già rilasciata come GPL….ma senza stampa….è ancora a disposizione degli utenti.
            Credo che sia così, come sempre, mi affido a chi ne sa più di me per confermarmi o smentirmi.

          • 2 dicembre 2010 alle 2:01

            si certo, se il programma è tuo, puoi fare come ti pare, fatto salvo il caso in cui al suo interno usi software altrui con licenza copyleft come la gpl, in tal caso devi attenerti a quella licenza.

          • fulmare
            2 dicembre 2010 alle 12:25

            Capito. Grazie della delucidazione Scugnizzo e Guiodic

  15. 30 novembre 2010 alle 15:14

    Bah, è solo un politico… fiato sprecato…per lui/loro siamo solo tanti voti parlanti.

  16. 1 dicembre 2010 alle 9:56

    @burt
    Non per farci pubblicità, ma anche noi facciamo assistenza sui sistemi GNU/Linux a Milano http://www.quasardelivery.com
    Ciao😀

    • Hug
      1 dicembre 2010 alle 10:45

      Grazie Gufetto, ma in Puglia avete dei colleghi ? Questo era l’argomento.

    • burt
      1 dicembre 2010 alle 13:19

      Per carità , io ho citato solo un esempio, in quanto hug aveva fatto osservazione in merito, poi io faccio tutt’altro.

      p.s. ora vado a vedere il tuo link e mi scuso con guiodic per questo off topic

      ciao

  17. paciugOne
    1 dicembre 2010 alle 22:03

    concordo con Six110
    ma non per spirito di antipolitica, bensì per realismo: io avverto l’odore di presa in giro da lontano e questo ne puzza da morire
    che il Vendola sia bravo a parlare non ho dubbi
    ma non ho dubbi nemmeno sul fatto che lui sia il primo a non credere a quel che dice
    questa vicenda ne è la conferma
    analizzate le sue “spiegazioni”: sono solo discorsi, aria, fuffa, sono solo l’occupazione di uno spazio mediatico, solo auto-promozione, campagna elettorale; cercatevi della sostanza e non ne troverete; cercate della coerenza con quanto andava dicendo prima della firma del protocollo d’intesa e ne troverete ancora meno.
    questo sarebbe il nuovo che avanza…

  18. 4 dicembre 2010 alle 13:58

    Ben scontrato contro un muro di gomma.
    Il software libero non e` un prodotto che si vende sulla base delle parole ma e` necessario un approccio molto piu` marcato, direi da (non e` un verbo) dipendenza.

    Chi non crede alla necessita` di un cambiamento, trovera` migliaia di scappatoie per le quali non condividere questo “prodotto”. Qualcuno punta il dito alla qualita’, qualcuno punta al supporto, qualcuno punta all’interoperabilita` con formati proprietari, Vendola punta il suo dito sulla propria “incompetenza” nel riconoscere cio` che sia open e cio` che sia closed.

    Il resto della risposta di Vendola mi sembra solo atta a riempire di parole la lettera, non dice praticamente nulla e sposta l’attenzione su altri argomenti.

    Non continuo per non trascendere ma cio` che ti dissi inizialmente resta per me valido, qualunque sia la scelta sara` comunque sbagliata poiche` sospinta da qualcun altro (interessi finanziari oppure elettori inferociti) piu` che da una propria posizione ponderata e giudicata migliore.

    con estremo disgusto, Muflone

    • 4 dicembre 2010 alle 15:26

      la mia speranza è che, semplicemente, si accorga di non aver compreso l’argomento e se lo faccia spiegare per bene.

      • Scugnizzo
        4 dicembre 2010 alle 18:49

        Mi permetto di aggiungere…..Ma che se lo faccia spiegare da chi ne capisce.

  1. 2 dicembre 2010 alle 11:04
  2. 3 dicembre 2010 alle 1:12
  3. 3 dicembre 2010 alle 16:47

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