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Sicurezza e GNU/Linux (8): il firewall (prima parte)

Questa immagine esemplifica l'idea comune (ma totalmente errata) della funzione del firewall

L’utente Windows è generalmente convinto che il firewall sia una specie di scudo che impedisce ai “cattivi” di entrare nel suo computer. Quando migra a GNU/Linux, forte di tale convinzione, cerca in tutti i modi di installare il firewall, persuaso del fatto che il suo computer sarà sicuramente attaccato da frotte di hacker desiderosi di prenderne il controllo.

Dopo essere riuscito ad installare Firestarter e aver faticato a fare in modo che parta all’avvio con tanto di icona nella traybar (senza soffermarsi a cercare di capire perché Firestarter richiede i permessi di root), scrive spaventatissimo sul forum che qualcuno cerca di entrare nel suo computer. Il panico lo attanaglia e a volte non è sufficiente l’assicurazione di decine di utenti che gli spiegano che loro non hanno il firewall e vivono tranquilli lo stesso. Tanto meno si rassicura sentendo che è perfettamente ovvio che il firewall gli segnali che qualcuno cerca di collegarsi al suo pc. Se nessuno lo facesse, perché avrebbe dovuto installare il firewall?

Come funziona Internet

Per cercare di capire a cosa serve effettivamente un firewall, prima di tutto dobbiamo capire come funziona, almeno a grandi linee, una rete ed in particolare quelle reti basate sui protocolli Internet TCP/IP (oltre ad Internet stessa, la stragrande maggioranza delle reti locali odierne).

Ogni computer sulla rete ha un suo indirizzo, un identificativo unico che rappresenta esattamente ciò che l’indirizzo di casa rappresenta per una persona. Questo indirizzo, nel protocollo IP (versione 4) usato per Internet, è composto da quattro numeri binari di 8 cifre (bit) ciascuno, ma normalmente lo si rappresenta in decimale nella forma

a.b.c.d

dove a, b, c, d sono numeri compresi tra 0 e 255 (8 bit permettono appunto di rappresentare numeri da 0 a 255). Ad esempio: 123.234.145.2 è un indirizzo IP che mi sono inventato proprio in questo momento.

I dati che trasmettiamo o riceviamo via Internet viaggiano spezzettati in blocchi, chiamati pacchetti. Ogni pacchetto contiene una intestazione (header) contenente molte informazioni, tra cui l’IP del sorgente e quello del destinatario. Il compito dell’intera Internet è quello di recapitare i pacchetti dal mittente fino al destinatario. Supponiamo di voler raggiungere il sito www.google.it. La prima cosa che faremo (o meglio, lo farà il sistema operativo per noi) è quella di interrogare un grande database distribuito che ci permette di sapere a quale preciso IP corrisponde l’indirizzo www.google.it. Internet è infatti piena di server chiamati DNS (Domain Name Service System) che contengono tutti gli indirizzi testuali e i corrispondenti indirizzi numerici. Di norma, noi usiamo i DNS del nostro provider Internet, ma possiamo anche decidere di usarne altri.

Stabilito qual è l’indirizzo IP, lanceremo il nostro pacchetto verso il router, ovvero il computer a noi più vicino, il quale lo inoltrerà ad un computer del nostro provider, il quale a sua volta lo invierà allo snodo Internet a cui è collegato (in Italia si trova a Milano), e di nodo in nodo arriverà fino in America al server di Google.

Ovviamente esistono delle regole per stabilire quale percorso il nostro pacchetto seguirà ed Internet è stata progettata per cercare di recapitare il pacchetto qualsiasi cosa succeda, anche se questo dovesse costare fare il giro del globo per inviare un pacchetto verso il PC del nostro vicino di casa: il motivo è che i protocolli Internet furono sviluppati dalle forze armate americane in previsione di una guerra nucleare, allo scopo di assicurare la comunicazione anche in condizioni critiche, ad esempio dopo la distruzione di intere città.

Per avere un idea di che giro faccia il nostro pacchetto, basta dare il comando:

traceroute www.google.it

Esistono anche dei siti che visualizzano su delle mappe della Terra il percorso fisico compiuto dal pacchetto, sulla base di un database contenente le posizioni geografiche dei nodi più importanti di Internet.

Ora complichiamo le cose. Supponiamo che lo stesso computer di Google collegato all’indirizzo www.google.it, fornisca, oltre che il servizio web, anche quello di posta elettronica. Come facciamo a separare questi due servizi durante la comunicazione con l’esterno? Qui intervengono le porte. Se vogliamo, possiamo paragonarle ai canali della televisione. La porta standard usata per il web è la numero 80. La posta elettronica (servizio POP) usa la porta 110 per la ricezione. Il protocollo FTP, usato per il trasferimento dei file, di norma usa la porta 21. Queste sono convenzioni stabilite internazionalmente per uniformare Internet, ma se uno vuole può configurare il proprio server web per usare qualsiasi altra porta (ad esempio per i servizi web non rivolti al pubblico spesso si usa la porta 81 o la 8080).

A cosa serve il firewall

L’altro concetto fondamentale necessario per comprendere i firewall è quello di client e server in una connessione di rete. Quando cerchiamo di connetterci ad un certo computer (ad esempio quello di un sito web) possono accadere varie cose:

  1. l’indirizzo è sbagliato, cioè nessun computer è in rete con l’indirizzo IP dato;
  2. l’indirizzo è corretto, ma non c’è nessun programma che risponde su quella porta;
  3. c’è un programma che risponde, ma esso controlla l’IP di provenienza e decide di non risponderci;
  4.  c’è un programma in ascolto su quella porta, ma la porta è chiusa per noi (può non esserlo per qualcun altro) e non siamo autorizzati a connetterci;
  5. nessuna delle condizioni 1-4 è vera, per cui tutto va a buon fine.

Ecco, il firewall è proprio quel software che (vedi punto 4) può impedirci di comunicare con un altro programma, chiudendo la porta di comunicazione o tutte le porte se necessario.

Il concetto importante da capire è che il firewall ha una utilità nel caso ci siano effettivamente dei programmi in ascolto. La connessione TCP/IP infatti prevede che esistano dei programmi che rimangono in ascolto in attesa di una connessione (i server) e altri programmi (client) che invece tentano di connettersi ai programmi in ascolto (alcuni programmi possono essere sia server che client allo stesso momento). Se nessun programma è in ascolto, oppure se su una macchina gira un solo programma server e vogliamo che tutti possano accedere a tale programma in ascolto, il firewall non serve.

In altre parole, il firewall è un controllore di accessi che autorizza o impedisce determinate comunicazioni da determinati IP su determinate porte. Esso non è in grado di capire se chi si connette è benintenzionato o un delinquente. E’ insomma come una di quelle barre dei parcheggi a pagamento.

Per esemplificare il discorso, supponiamo di avere installato un programma per il p2p, ad esempio torrent. Serve un firewall? Se configurassimo il firewall per chiudere tutte le porte, il programma non funzionerebbe.

EDIT: D’altra parte, nel momento in cui vengono aperte le porte necessarie al funzionamento del programma, l’attaccante ha mano libera su di esso: se ha una falla, il firewall non ci salverà.

Quindi il firewall può esserci utile se su quella macchina gira anche qualche altro server –  diciamo Apache – e non vogliamo che qualcuno possa accedervi dall’esterno, ad esempio perché usiamo Apache solo per testare i siti in locale e non vogliamo che nessuno possa vederli da un altro computer).

Una situazione classica è quella di Samba su un portatile, della quale ho accennato in un post precedente. Vedremo come usare un firewall per questa particolare esigenza.

Nel tempo i firewall però sono diventati più complessi, assumendo funzioni precedentemente assegnate ad altri programmi, e permettono non solo di bloccare le comunicazioni, ma anche di reindirizzarle, fungendo da “vigili urbani” in una rete. E’ proprio per questo che Linux è molto usato nei router, poiché tramite il suo firewall (ed il resto dello stack di rete nel kernel Linux, più alcuni altri programmi) lo stesso apparecchio fa da router, da firewall e da NAT.

Bene, questo è più o meno quello che serve sapere per capire qualcosa sui firewall. Nella seconda parte vedremo come è implementato il firewall su GNU/Linux e in particolare su Ubuntu (ma anche Fedora).

  1. PerryGi
    18 giugno 2011 alle 14:15

    Grande, grazie Guido.
    Domandina: Usi molto Fedora?

    • 18 giugno 2011 alle 15:00

      No, poco. Solo che ha un bellissimo configuratore grafico per il firewall che ho messo nel mio PPA per Ubuntu Natty.

  2. marco
    18 giugno 2011 alle 14:16

    Grande! Verrebbe da dire: ma come, era così facile?!

  3. fantasmino
    18 giugno 2011 alle 14:57

    Bell’articolo Guido!
    Grazie del tempo che hai dedicato.

  4. 18 giugno 2011 alle 15:11

    Perché il firewall è invece universalmente considerato necessario nell’ambiente windows ?
    Forse in Windows ci sono applicazioni perennemente “in ascolto” (server) anche all’insaputa dell’utente ?

  5. Lollo
    18 giugno 2011 alle 15:51

    In linea di principio tutto fila… eppure c’è sempre qualcosa che non torna…

    Riferendomi alla mia esperienza su Windows, perchè allora chi installa un firewall nota tutte quelle connessioni bloccate che teoricamente non dovrebbero esserci? E perchè se si fa un test senza firewall si scopre che le porte sono effettivamente aperte? … e qui non si tratta certo di Linux è bello e Win è il male, ma son cose oggetive ed universali, ma solo su Windows ci sono i programmi per notarlo

    Il mio comunque non vuole essere un flame o altro, ma sono proprio in cerca di risposte🙂

    • aury88
      19 giugno 2011 alle 8:44

      su ubuntu per esempio nel pannello in alto–>Sistema–>Amministrazione–>Strumenti di rete
      qui tra i vari strumenti ce n’è uno con cui puoi fare una scansione porte di qualsiasi indirizzo IP (Anche del tuo pc)

    • 19 giugno 2011 alle 10:45

      perchè allora chi installa un firewall nota tutte quelle connessioni bloccate che teoricamente non dovrebbero esserci

      E perché non dovrebbero esserci?

      • Lollo
        19 giugno 2011 alle 11:06

        Sono su Windows… Aprendo in questo momento il firewall vedo centinaia (!!!) di connessioni in ingresso bloccate… qualcosa evidentemente interroga il mio IP senza averne nessun motivo… ecco a cosa mi rifierisco

        Poi la questione dei programmi che vogliono uscire mi interessa ben poco… specie su Linux non ci sono certo crack che verranno sgamati quindi se qualcosa vuole uscire faccia pure, ma la questione di prima invece mi interessa parecchio

        • 19 giugno 2011 alle 11:47

          E’ normale… ci sono migliaia e migliaia di bot che scansionano la rete e cercano di collegarsi ad altri computer. La grande maggioranza sono pc windows infetti.

          • Lollo
            19 giugno 2011 alle 12:40

            Il che quindi implica che il firewall su Linux serve esattamente come su Windows no? Le connessioni vanno bloccate comunque…

  6. pietro
    18 giugno 2011 alle 18:18

    quoto lollo, uso ubuntu da 4 anni e mi sono chiesto questa cosa, su windows usavo il dizionario babilon che poi da freeware diventò shareware e se il software si collegava al sito madre si aggiornava alla versione non gratuita, l’ho tenuto bloccato per anni da un firewall continuando ad usarlo

    ora su linux non mi è mai capitata una necessità del genere e forse non capiterà mai, ma se dovesse succedere?

    il primo anno su ubuntu ho cercato di usare firestarter, non ho mai capito a che serviva, non mi chiedeva mai nulla, abituato all’uso di firewall windows mi sembrava inutile avendo già il firewall del router

    • 18 giugno 2011 alle 21:54

      Un programma che “si aggiorna” non esiste su linux: lunga vita ai privilegi di amministrazione ed alla pswd di root🙂

      Grazie Guido!

      • pietro
        19 giugno 2011 alle 7:17

        che risposta sarebbe?
        se non hai letto o capito la domanda perchè rispondi?

        • 19 giugno 2011 alle 9:06

          Hai chesto “e se dovesse succedere (che un programma si aggiorni)?”, ti ho risposto che su linux non può succedere perchè devi essere tu a dare il permesso al programma di aggiornarsi. Ora, magari mi sbaglio (non sono un grande esperto pur usando solo linux da un lustro) o magari non ho capito la domanda: in entrambe i casi non vedo perchè non possa rispondere se la risposta, pur ingenuamente proposta, abbia attinenza con l’argomento (tranquillo che leggo).

          • pietro
            19 giugno 2011 alle 10:19

            cos’hai la sfera di cristallo, sei sicuro che su linux non esisterà mai mer**ware o che ci siano altre situazioni per cui uno vuole bloccare un certo software?
            o vuole sapere a cosa si collega una certa applicaszione web?

            cos’hai il paraocchi?

          • pietro
            19 giugno 2011 alle 10:23

            e a scanso di equivoci evita di rispondermi di nuovo, seguo questo blog da 2 anni senza aver mai commentato, se sono intervenuto vuol dire che mi aspetto una risposta dal grande capo, senza offesa a te chi ti conosce, stai paragonando le tue conoscenze a quelle di guido?

            potresti anche essere un guro, per carità, ma io non leggo il tuo blog e non ti ho chiesto nulla

  7. Hyu
    18 giugno 2011 alle 18:38

    @Lollo non è vero che solo su windows ci sono i programmi per testare le porte. Anzi. Linux è imbattibile per fare dei test di penetrazione sul computer. Se vuoi vedere come è messo un computer a livello di porte aperte e chiuse (non solo il tuo, uno qualsiasi di cui tu sappia l’indirizzo) esiste nmap. Anz esiste un intera distribuzione dedicata allo scopo: back track linux.

    PS: guiodic come sempre ottimo lavoro, gueste piccole guide aiutano gnu/linux quasi quanto un driver che funziona😀

  8. 18 giugno 2011 alle 20:58

    come sempre ottimo lavoro e grazie del tempo che dedichi al software libero e alla condivisione della tua conoscenza!!

  9. kekko_94
    18 giugno 2011 alle 22:55

    Guiodic, ho bisogno di chiederti una cosa, ho cercato in giro ma ancora non ho trovato risposta. Nel tuo articolo (non solo in questo, anche in altri) ho visto che hai usato la sigla DNS, specificando il suo significato (Domain Name Service). Il mio prof di sistemi all’interrogazione mi ha chiesto cosa fosse, mi giocavo il 10 e prontamente gli ho risposto quello che ho sempre letto sul tuo blog (ma anche su quello di altri) e gli ho detto Service. Lui mi ha preso un po’ in giro, e ridendo mi ha fatto vedere la pagina di wikipedia, dove (inchiappentandomi per bene) mi ha mostrato che la sigla è Domain Name System.

    Leggendo il tuo post (e ricordandomi bene il 9 che mi sono preso per questo) sono saltato sulla sedia, per cui ora mi viene il dubbio: che esistano due sigle DNS che sono due cose separate? A settembre rivedo il mio prof, e non vedo l’ora di sbatterglielo in faccia, mi puoi dire come stanno le cose??

    Grazie mille, articolo bellissimo comunque…😀

    • 19 giugno 2011 alle 1:18

      ufficialmente ha ragione il tuo prof. La sigla DNS sta per domain name system, sistema dei nomi a dominio (o “di dominio”). Ma la stessa sigla indica comunemente anche i singoli servizi DNS e molti quindi chiamano DNS anche i singoli programmi-server che restituiscono l’IP dato un certo nome: http://technet.microsoft.com/en-us/library/bb726935.aspx
      http://help.ubuntu-it.org/6.06/ubuntu/serverguide/it/dns.html
      http://www.di.uniba.it/~reti/LabProRete/DNSinC.pdf

      in questo caso dando alla “S” il significato di servizio (service).

      L’ambivalenza sul significato della “S” è generata dal fatto che il sistema dei nomi a dominio è appunto composto da server e un server appunto è un programma che offre un “servizio” e in effetti il DNS è a tutti gli effetti un servizio di rete.

      Persino la descrizione di Bind, ovvero il server DNS “ufficiale” dell’ISC dice:
      The Berkeley Internet Name Domain (BIND) implements an Internet domain name server. BIND is the most widely-used name server software on the Internet, and is supported by the Internet Software Consortium, http://www.isc.org.

      Tuttavia, stando alle definizioni ufficiali della sigla DNS, è più corretto quanto afferma il tuo professore.

      • kekko_94
        19 giugno 2011 alle 13:28

        grazie mille mi hai chiarito… continuo a seguirti, ciao😉

  10. andy
    19 giugno 2011 alle 10:11

    La sicurezza in una rete wireless è un tema molto sentito oggi. Il miglior modo per garantire la sicurezza di in sistema è metterlo alla prova. Vorrei lasciarvi il link di un articolo che presenta una strategia di hacking delle reti wireless di facile realizzazione.
    http://it.emcelettronica.com/come-diffondere-notizie-autorevolmente-false-tramite-rete-wireless

  11. 19 giugno 2011 alle 10:26

    pietro :
    cos’hai la sfera di cristallo, sei sicuro che su linux non esisterà mai mer**ware o che ci siano altre situazioni per cui uno vuole bloccare un certo software?
    o vuole sapere a cosa si collega una certa applicaszione web?
    cos’hai il paraocchi?

    vabbhe, forse dovresti essere tu a leggere con più attenzione, in particolare l’interessante documentazione metta a disposizione da guido. Chiudo.

  12. 19 giugno 2011 alle 10:37

    pietro :

    cos’hai la sfera di cristallo, sei sicuro che su linux non esisterà mai mer**ware o che ci siano altre situazioni per cui uno vuole bloccare un certo software?
    o vuole sapere a cosa si collega una certa applicaszione web?

    cos’hai il paraocchi?

    In realtà già esistono software del genere. Ma nessuno di essi è nei repository e se c’è, l’autoaggiornamento viene disabilitato patchando il programma.

  13. 19 giugno 2011 alle 11:42

    pietro :
    e a scanso di equivoci evita di rispondermi di nuovo, seguo questo blog da 2 anni senza aver mai commentato, se sono intervenuto vuol dire che mi aspetto una risposta dal grande capo, senza offesa a te chi ti conosce, stai paragonando le tue conoscenze a quelle di guido?
    potresti anche essere un guro, per carità, ma io non leggo il tuo blog e non ti ho chiesto nulla

    Se non vuoi risposte da altri (come si usa sui blog) scrivi in privato all’autore: non mi pare di aver intaccato la libertà di nessuno rispondendo al tuo commento, tanto meno alla tua e a quella di guido. Se d’ora in poi non replicherò ai tuoi commenti non sarà di certo per il tuo diktat ma per rispetto allo spazio che ci mette a disposizione guido (con cui mi scuso).

  14. 19 giugno 2011 alle 12:41

    Lollo :

    Il che quindi implica che il firewall su Linux serve esattamente come su Windows no? Le connessioni vanno bloccate comunque…

    ma il post lo hai letto?

  15. Lollo
    19 giugno 2011 alle 13:28

    Si ma la questione resta… secondo quanto scritto anche su Windows il firewall non servirebbe perchè le connessioni in ingresso sono esattamente le stesse e non vedo cosa dovrebbe cambiare sui programmi in ascolto

    A me interessava chiarirmi questa cosa ma vedo che sei già entrato sulla difensiva …

    • 19 giugno 2011 alle 14:00

      Lo dici tu che non cambia nulla. La questione è lunga da spiegare, magari ne parlerò in futuro.

    • Hyu
      26 giugno 2011 alle 10:32

      Il problema mi sembra di capire sia questo:
      – Su Windows eri abituati ai firewall orientati alle applicazioni, cioè quelli che bloccano l’accesso alla rete ad una applicazione particolare chiedendotelo.
      – Su GNU/Linux il firewall si comporta da firewall, cioè gestisce le porte.
      Tu vorresti un firewall che ti chiede con una notifica se vuoi che un applicazione acceda o meno alla rete.

      Il problema di windows è che buna parte delle applicazioni (firewall compreso!) sono closed source, si aggiornano da sole quando vogliono loro ed è impossibile sapere cosa fanno realmente quando si connettono ai loro server. In più spesso gli utenti hanno software craccato per il quale devono impedire l’accesso alla rete per non rischiare. Per questo c’è stato il bisogno di application-firewall. Che però danno solo un falso senso di sicurezza perché:
      – Se non mi fido dell’applicazione perché l’ho installata?
      – Se l’ho installata, perché voglio bloccarne le funzionalità?
      – Se è closed source, sulla base di quali dati oggettivi mi posso fidare? In pratica rispondo a caso quando ZoneAlarm mi chiede “Vuoi che X acceda alla porta Y?” “Boh, sì dai, mi fido”
      – Se il firewall è closed, potrebbe essere lui stesso il malware.

      Su linux, tipicamente questa cosa non esiste. Tutto il sistema è aperto, i repository sono puliti da malware ed il controllo su quello che fanno i programmi free è totale. Gli accessi alla rete sono limitati a quelli indispensabili per il funzionamento del programma e l’aggiornamento è collettivo e non è gestito dalle applicazioni.

      Quello che dici comunque credo si possa fare con AppArmor o SElinux, ma non ho mai provato. In teoria si può fare anche con firestarter ma devi sapere qual’è il server al quale il programma accede e metterlo in blacklist.

  16. Lollo
    19 giugno 2011 alle 14:09

    Sarebbe cosa moooolto gradita🙂

  17. Anonimo
    20 giugno 2011 alle 18:20

    Piccola frecciatina: sei così tanto di NAT, firewall, router, IP, etc.. come è che ti fai sempre sgamare ad ogni clone che crei nel forum di ubuntu, non sei in grado di usare tor o non sai cosa sono i proxy?

    • 20 giugno 2011 alle 19:27

      Non è che io voglia nascondermi. Se avessi voluto farlo avrei incominciato anche a comportarmi diversamente e a non usare certe parole dialettali.

  18. Andrea
    27 giugno 2011 alle 9:49

    Piccola correzione. La porta di default per il servizio POP è la 110, mentre la 123 viene usata per il servizio NTP (Network Time Protocol).
    Complimenti per il blog.

    Ciao
    Andrea

    • 27 giugno 2011 alle 14:39

      grazie, correggo. In realtà il numero 123 era un segnaposto che mi son dimenticato di correggere prima della pubblicazione🙂 La prossima volta metto XXX così si vede subito😉

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