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Posts Tagged ‘nichi vendola’

Il protocollo Microsoft-Regione Puglia? E’ stato scritto con OpenOffice

8 dicembre 2010 5 commenti

La Regione Puglia ha già introdotto l’open source in alcuni suoi uffici. Tra questi, l’ufficio che scrive le Delibere di Giunta (o almeno quello che le pubblica sul sito ufficiale della Regione). Ne volete la prova?

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Tante adesioni all’appello “Nichi ripensaci!”. Liberiamo la Puglia da Microsoft e dal software proprietario

5 dicembre 2010 18 commenti

Pubblico l’elenco delle adesioni pervenutemi per e-mail. A queste vanno aggiunte anche le oltre 350 adesioni sulla pagina facebook http://www.facebook.com/nichi.ripensaci

Vorrei sottolineare come tra di esse vi siano tanti semplici utenti del Software Libero, ma soprattutto sviluppatori e professionisti, nonché responsabili di sistemi informativi di enti pubblici. Nessun cantinaro per ora 😉

L’appello è qui.

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Parte l’appello “Nichi ripensaci” per il software libero

1 dicembre 2010 46 commenti

Parte l’appello! Per firmare andate su Facebook oppure se non ce l’avete mandate una mail a: guido.iodice(chiocciola)gmail(punto)com!

L’appello è firmato da diverse associazioni importanti che da anni si battono per il software libero, come l’Associazione Software Libero, il Partito Pirata e Linux Club.

Appello al presidente Vendola a non dare seguito al protocollo d’intesa tra Microsoft e la Regione Puglia e invece promuovere un accordo con le aziende e le realtà sociali promotrici del software libero/open source.

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Caro Nichi, ecco la mia risposta

29 novembre 2010 45 commenti

Caro Nichi,

ho letto con molto interesse la risposta che hai dato ad Alessandro, Athos e Flavia.

link: http://www.partito-pirata.it/content/risponde-il-presidente-nichi-vendola

Contiene non poche cose che condivido. Ed è sicuramente una chiara dimostrazione di attenzione che mi fa davvero piacere.

Tuttavia mi sembra che sia necessario, per noi, essere più chiari e sgombrare il campo da equivoci.

cito:

Ma di questo si tratta: di un “centro” dove si studia, si ragiona. Si prova a ragionare. E non mi sembra poco l’aver portato un colosso come Microsoft ad investire, a lavorare nel Sud d’Italia, senza investimenti pubblici. A progettare nel meridione d’Italia. Fermo restando – c’è scritto testualmente – che ciascuna delle parti contraenti conserva la “propria autonomia decisionale”.

Ma, se come tu affermi successivamente “noi abbiamo scelto l’open source” che utilità ha sottoscrivere un protocollo con l’azienda che ha inventato il modello opposto al software libero? Esistono migliaia di aziende che lavorano con il software libero e tante ne hanno fatto il loro core business. Le citi tu stesso nel resto della lettera.

Una semplicissima considerazione: la tua giunta si è caratterizzata per diverse iniziative ecologiste. Ad esempio ti sei opposto alla trivellazione delle coste pugliesi alla ricerca del petrolio. Avresti sottoscritto, dopo ciò, un protocollo di intesa con l’azienda che vuole operare quelle trivellazioni? No, ovviamente non l’avresti fatto poiché la Northern petroleum non si occupa di fonti di energia rinnovabili, ma di petrolio, e investire nel petrolio è rimanere ancorati al passato.

Lo stesso vale per il software libero: non ha ragione d’essere un protocollo con Microsoft perché Microsoft fa un’altra cosa, produce “petrolio informatico” mentre il software libero è “il solare e l’eolico” dell’informatica.

“l’Open Source si propone comunque un modello di business del software. Certo più sostenibile, ma pur sempre come un modello di business.
L’immagine di un prodotto evoluto e gratuito portato avanti da eserciti di volenterosi supertecnici che lavorano di notte negli scantinati affascina ma non convince del tutto.
Per questo temo – come ho scritto nel mio blog – che la disputa tra i sostenitori dell’OS e quelli del mercato possa portarci fuori strada.

on c’è nulla da temere. E’ perfettamente vero che il software libero crea un’industria del software. Nessuno ha mai sostenuto il contrario.Anzi è uno degli argomenti più interessanti, oggetto di studi e pubblicazioni (cito solo a titolo di esempio il libro “Gnu Economy”). E mi piace anche citare il fatto che l’Associazione Software Libero ha recentemente dato vita ad una associazione di imprese.

Ma questa semmai è una ragione ulteriore per ragione per evitare un accordo con un produttore di software proprietario.

Il software libero è, oggigiorno, un grande business. E i suoi sostenitori, compresi noi “hacker cantinari”, ne sono assolutamente entusiasti! Aziende come Google, Intel, IBM, e lo stesso Facebook sono produttrici di software libero. E noi lo usiamo, spesso con grande soddisfazione.

Anche l’ala più “radicale” del movimento per il software libero riceve fondi da aziende come HP, Google, Intel e pubblicizza sul suo sito l’uso del software libero da parte del New York Stock Exchange, la Borsa di NY: http://www.fsf.org/working-together/profiles/new-york-stock-exchange

Purtroppo è sempre molto complicato spiegare cos’è il software libero. Io uso questa metafora: il software libero è come l’aria e l’acqua. Ognuno può usarle per vivere,  oppure per farci business (in fondo cosa fa un albergo di montagna quando attrae clienti pubblicizzando l’aria pura?). Però nessuno può appropriarsene, metterci un lucchetto e dire: tu non lo usi, tu non puoi vedere come è fatto, tu non puoi studiarlo, tu non puoi apprendere da esso. Cioè quello che fa la Microsoft. Lo stesso vale per il software libero, con l’importante differenza che esso è una risorsa che non si consuma in quanto immateriale. Insomma la questione non è se dietro il software libero ci sia o meno un’industria: c’è, ed è un bene che sia così. Lo pensiamo tutti e non c’è contrapposizione alcuna su questo.

Purtroppo si tratta di un equivoco duro a morire. Noi non siamo contro il mercato, al contrario! Il software libero non è questione di prezzo ma di libertà e di condivisione. Anche quando è prodotto o sostenuto da aziende. Anzi aggiungo che “il mercato” è dalla parte del software libero: esso infatti non permette la formazione di grandi monopoli, come appunto quello di Microsoft.

C’è una stretta similitudine tra “software libero”, “ricerca libera”, “libertà di parola” e “libero mercato”.

Sviluppare il cloud computing e l’open data government data per la PA, come superamento definitivo dei sistemi proprietari.

purtroppo però il cloud computing è esattamente l’opposto del superamento definitivo dei sistemi proprietari. Il cloud computing, come è stato proposto dai maggiori operatori, prevede che tu deleghi lo storage  e l’elaborazione dei dati ad una azienda, su suoi computer, in un’altra parte del mondo, con suoi software sui quali tu utente non hai alcun controllo. Ed è una cosa inaccettabile per una pubblica amministrazione che tratta dati pubblici, sensibili e a volte riservati.

Del tutto diversa è l’elaborazione distribuita e lo storage all’interno di una infrastruttura informatica su cui hai il controllo diretto. Questo si fa da 40 anni, soprattutto da quando nacque Unix, il “papà” di Linux e di Internet. Microsoft ci è arrivata un po’ tardi 🙂

Infine vorrei dire che quanto prevede il protocollo rispetto agli sconti che Microsoft opererà per le scuole, contraddice una delle battaglie storiche dei sostenitori del software libero (aziende comprese!). Abituare i ragazzi all’uso di MS Office invece che OpenOffice, di Internet Explorer invece di Firefox, di Windows invece di GNU/Linux significa aiutare la Microsoft a perpetuare il suo monopolio e danneggiare fortemente il software libero.

La cosa più faticosa per noi attivisti del software libero, come anche per le aziende che cercano di riconvertirsi all’open source, è proprio superare anni e anni di uso, da parte degli utenti, di un solo tipo di software, quello della Microsoft. La seconda cosa più faticosa è convertire i dati, salvati con formati chiusi di Microsoft.

Non è mia intenzione polemizzare. Al contrario. Come sai sono un tuo elettore, un tuo sostenitore. Ma proprio per questo sono colpito da quanto è successo. Sono anni che mi batto per questa grande innovazione che è il software libero, per far comprendere i risvolti sociali, politici, culturali ed economici. Ogni giorno mi trovo a spiegare cosa davvero significa software libero e perché esso è una delle questioni democratiche più rilevanti, come ha sottolineato il presidente Lula.

Ogni giorno, soprattutto, mi trovo ad aiutare moltissimi utenti che lavorano per superare le difficoltà che Microsoft, con i suoi software, protocolli e formati chiusi pone al software libero.

Ed ecco la proposta: Se vuoi io, Flavia, Athos, Alessandro, Arturo, tutti quelli che conosci bene e che in queste ore ti hanno sollecitato a rivedere questa decisione, possiamo lavorare con te. Se vorrai incontrarci ci sarà modo di introdurti a questa affascinante filosofia che è dietro il software libero, ma anche farti vedere le sue applicazioni e i suoi vantaggi pratici.

Noterai che c’è una grandissima assonanza con le battaglie sull’ecologia e sui beni comuni che ti stanno così a cuore, con le battaglie democratiche, con l’idea che la politica non debba essere requisita nelle mani di pochi.

E che tutto questo non è in contraddizione col mercato ma al contrario è la piena realizzazione dei migliori principi liberali.

E in tutto ciò la Microsoft sta dall’altra parte.

Caro Nichi, ripensaci

25 novembre 2010 64 commenti

Oggi è stato dato l’annuncio che Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, ha firmato un accordo con Microsoft i cui contenuti, francamente, non sono molto chiari. Contemporaneamente Vendola ha anche annunciato che la Regione Puglia adotterà l’open source nella pubblica amministrazione.

Due notizie che secondo me non stano insieme. Sono un sostenitore di Nichi, mi piace quel che dice, mi piace quel che fa, e l’ho sostenuto con tutte le mie forze per le primarie in Puglia. Non posso però tacere sopra questa scelta, perché “sono amico di Platone, ma sono più amico della verità”.

Per me il software libero non è una questione di scelta tra prodotti. Non uso GNU/Linux perché lo trovo migliore di Windows (be’ anche per questo) ma perché condivido l’idea filosofica che ne è alla base: libertà, condivisione. O se vogliamo: conoscenza come bene comune.

Penso che il mondo debba liberarsi dal software proprietario che, come ho cercato di dire tante volte, rappresenta un cancro per il progresso della tecnologia e del sapere. Per lo stesso motivo credo che vada rivisto il copyright, che vadano aboliti certi tipi di brevetti, che vada promosso il sapere libero di Wikipedia, eccetera eccetera.

Non si può firmare un accordo con Microsoft e poi dire “ma io sono per l’open source”. E’ come dire che uno è per il solare e l’eolico ma poi firmare un accordo con la Shell o qualche altro produttore di petrolio.

Ecco, è una narrazione triste di un modo di fare politica che non vuole scegliere dove stare. Una scelta che mi sarei aspettato magari da altri, ma non da lui.

Per questo la prossima settimana partirà un appello, da me firmato, per chiedere che Nichi ritiri la sua firma dal protocollo e invece promuova un patto tra aziende seriamente impegnate nell’open source, siano locali, nazionali o multinazionali. Se vuole starci, Microsoft può essere della partita, ma alle regole del software libero, non alle sue.

Un bell’incontro sul software libero (in allegato le slide del mio intervento)

31 marzo 2009 11 commenti

Sabato sono stato nella mia Puglia, precisamente a Maglie, in provincia di Lecce, paese noto per aver dato i natali al grande Aldo Moro e al ben meno grande Raffaele Fitto.

L’associazione “Biblioteca di Sarajevo” e il “SaLUG!” (Salento GNU/Linux user group” mi hanno invitato alla presentazione della legge regionale della Puglia per l’introduzione del software libero nella pubblica amministrazione e nella scuola.

Si tratta di una legge che prende spunto dall’iniziativa nazionale voluta da Fiorello Cortiana e Pietro Folena, recentemente ripresentata da Vincenzo Vita (Pd) ma la versione pugliese mi sembra un miglioramento davvero eccellente. Tra le altre cose, ad esempio, proibisce l’acquisto di tecnologie cosiddette “trusted computing”.

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